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Data: 11/08/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Bonanni: buste paga fissate per legge? Allora salta il dialogo con il sindacato. Il leader Cisl: «Misure senza accordo con le parti sociali si prendevano solo in Urss e a Cuba»

ROMA «Se il governo tentasse di imporci una soluzione di imperio esautorando le parti sociali di una materia che le è propria, credo si romperebbe il dialogo con il sindacato». Almeno con la Cisl. Parola del segretario generale, Raffaele Bonanni, che respinge qualsiasi ipotesi di ripristinare le "gabbie salariali". Di più, il leader dell'organizzazione di via Po, chiede "commissari ad acta" per gestire il progetto Mezzogiorno che il premier, invece, vorrebbe guidare attraverso l'Agenzia per il Sud.
Dice Bonanni, ed è anche un avvertimento: «Qualsiasi provvedimento che istituisse per legge le "gabbie salariali" sarebbe inaccettabile, dirigista, illiberale e statalista. Il Paese piomberebbe di nuovo in una condizione ottocentesca. E' come se il governo dovesse stabilire l'acquisto di merci tra due contraenti. Incredibile. Oltre tutto sarebbe un colpo mortale all'accordo sul nuovo modello di contrattazione. Voglio ricordare che differenze già ci sono facendo riferimento a produttività diverse tra varie realtà del Nord e del Sud».
Ma ammetterà che c'è una differenza tra Nord e Sud d'Italia...
«Sì, quella del sangue fenicio dei meridionali. Ma non scherziamo, basta con questa storia dei salari differenziati. Bisogna unire il Paese e non dividerlo ulteriormente. Guardi che mettendo a confronto i dati tra il 2008 e il 2009 i prezzi sono stati più alti al Sud che al Nord. E spero che la Banca d'Italia su questo punto faccia chiarezza».
Be' Bankitalia dice che c'è una differenza del 16% a favore delle regioni meridionali.
«Mi permetto di rilevare che i prezzi sono saliti di un punto e mezzo in più nel Mezzogiorno rispetto al Nord. Devo aggiungere che gli asili nido sono pressochè inesistenti, il tempo pieno a scuola non c'è, la sanità è devastata. I cittadini del Meridione hanno perfino dovuto caricarsi di maggiori addizionali. Per non parlare dei livelli di disoccupazione. L'unica cosa che favorisce il Sud è il sole. Spero che non facciano pagare una tassa anche su questo».
Allora dov'è la verità?
«Sta in una subcultura localistica che stimola le divisioni e l'invidia sociale tra zone forti e zone deboli del Paese».
Allude alla Lega?
«Va be'...dico che c'è il rischio di far crescere l'invidia sociale. Oggi, invece, dovremmo affrontare le questioni economiche con un forte spirito nazionale. Il vero problema è fare più contrattazione territoriale e pagare meno tasse su salari e pensioni. Non vorrei che qualcuno pensasse di stimolare l'invidia sociale per sfuggire ai nodi economici. Basterebbe abbassare le tasse per favorire il Nord, per il solo fatto che al Nord lavorano più persone. Il governi incentivi la contrattazione territoriale e noi faremo la nostra parte come abbiamo sempre fatto».
Insomma, il governo non può e non deve insistere sulle "gabbie".
«Dico solo che, in assenza di un'intesa con le parti sociali, certi provvedimenti si decidevano soltanto in Unione Sovietica e si decidono a Cuba, in Venezuela, in Birmania».
La Cisl finora ha portato avanti una linea di dialogo con l'esecutivo. Se quest'ultimo decidesse di andare avanti senza il consenso delle parti?
«Si brucerebbe inevitabilmente ogni possibilità di dialogo. Perchè si andrebbe a colpire il cuore stesso dell'autonomia e della libertà sindacale. In quanto si toglierebbe la possibilità di contrarre accordi ai corpi intermedi non politicizzati».
Come vede l'Agenzia per il Sud guidata dal premier?
«Parlerò soltanto quando saprò di cosa si tratta. Io penso a "commissari ad acta" perchè nel Sud serve trasparenza e serve rompere lo stretto legame tra momenti decisionali e quelli di gestione. Quando parlo di "commissari ad acta" alludo a persone di cui tutti conoscono qualità professionale e serietà personale. Il giudizio poi, ovviamente, lo darò quando sarò messo nelle condizioni, a palazzo Chigi, di capire dove si va».


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