Basta sforare di poco il preventivo per ritrovarsi in una situazione difficile
ROMA. Bastano solamente cento euro per mandare in crisi una famiglia, anzi, la maggior parte delle famiglie italiane. Un quadro di autentica sopravvivenza che forse non è mai stato così disastroso.
E'quanto emerge da una indagine condotta da Acli e Caritas tra il 29 aprile e il 15 maggio 2009 su un campione di circa duemila famiglie da nord a sud. E' un po' la conferma di quanto denunciato recentemente dall'Istat nel suo focus sul 2008, ma che svela una erosione dei risparmi e delle risorse terrificante con il trascorrere del tempo. La voragine della povertà è sempre più profonda, e per il futuro non ci sono segnali rassicuranti, tutt'altro.
Qualche dato. Un quinto dei nuclei familiari interpellati (18,4%) ha visto peggiorare nettamente la propria condizioni, e ha dovuto ridimensionare in modo drastico da 8 a 16 voci di spesa il bilancio familiare. Sono loro i "poveri dei poveri". Le 16 voci di spesa sono quelle che fanno parte del "paniere" su cui L'Istituto ricerche educative e formative (Iref) delle Acli, ha basato la ricerca. Vale a dire, 16 forme di riduzione dei consumi delle famiglie negli ultimi tre mesi: alimentari, abbigliamento, trasporti, casa, vacanze, tempo libero, acquisto prodotti a basso costo, saltare qualche pasto, bollette in ritardo o non pagate, fino al risparmio sulla cura della persona. Insomma, la quotidianità che, leggendo cifre e grafici, si capisce quanto è stata stravolta. Al 18,4% delle famiglie che stanno decisamente peggio, e che ormai affollano i discount per poter mangiare, occorre aggiungere un 40,1% che ha dovuto tirare la cinghia facendo economia su 4-7 voci di spesa. «In questo caso - dicono alle Acli - non si profila un vero e proprio depauperamento, tuttavia l'arretramento di status c'è stato e in misura significativa».
La somma fa il 58,5% di famiglie sul campione esaminato. Un esercito di persone che sta perdendo colpi con una significativa (o forte) diminuizione del tenore di vita. Quindi c'è un 28,1 per cento che ha ritoccato solo lievemente (1-3 voci di spesa) il proprio paniere dei consumi, e infine quella stretta cerchia che ormai detiene la gran parte della torta, appena il 13,4% delle famiglie, che ha continuato a spendere come se niente fosse successo negli ultimi due anni.
Si perché la crisi ovviamente va a colpire chi è già è in una posizione di debolezza e non possiede gli anticorpi finanziari per controbattere al carovita. Così sono i ceti meno abbienti a scivolare ancora più in basso: il 75 per cento delle famiglie con mezzi modesti ha subìto un peggioramento significativo delle proprie condizioni contro il 28,3 % delle famiglie collocate nella classe dirigente. Si allarga giorno dopo giorno la forbice tra chi vive agiatamente anche in tempo di crisi nera e chi sta peggio nella nostra società. Capitolo a parte - già rilevato dall'Istat anche per quanto riguarda il 2008 - riguarda il Sud e le isole, dove sette famiglie su 10 (69,9%) ha dovuto ridurre sensibilmente i consumi, un dato ben superiore rispetto al centro e al nord Italia.