Iscriviti OnLine
 

Pescara, 26/04/2026
Visitatore n. 753.464



Data: 13/08/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il premier: mai detto sì alle gabbie salariali. Berlusconi precisa: mi riferivo alla contrattazione decentrata già approvata dai sindacati, Cgil esclusa. Cisl e Uil: tutto chiarito, non ci saranno scioperi

Franceschini: l'ennesima retromarcia.

ROMA Il tema regge ancora. Almeno a livello mediatico. Anche se sembrano davvero gli ultimi fuochi di una fiammata estiva. «Una bufala» per usare le parole dell'ex ministro del Welfare, Cesare Damiano. E' lo stesso premier a provare a chiudere l'ennesimo scontro sulle "gabbie salariali". In un'intervista al "Giornale", Silvio Berlusconi precisa di non aver mai detto «sì»: «E' la solita storia, si monta una polemica assurda sul nulla. E so che anche adesso diranno che ho fatto retromarcia, che mi sono rimangiato tutto. Non ho mai parlato di gabbie salariali, mi riferivo semplicemente a qualcosa che già esiste, cioè alla contrattazione decentrata, approvata dalle categorie sindacali, Cgil esclusa». Punto e a capo? Per nulla. Quasi immediata la replica di Dario Franceschini: «La retromarcia di Berlusconi non è una novità: le fa tutti i giorni...il premier si smentisce con una facilità totale». E comunque la gabbie «sarebbero un ritorno indietro». Sottolinea ancora, il segretario del Pd, che sarebbe «sbagliato imporre per legge il collegamento tra lo stipendio e il costo della vita nei vari territori che deve, invece, passare per la contrattazione». Punto e a capo? Per nulla. Controreplica altrettanto immediata del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti: «Il caldo spinge Franceschini a dichiarazioni sopra le righe. Solo lui ha visto una retromarcia di Berlusconi che non c'è mai stata».
Possibile, probabile, che la Lega abbia voluto utilizzare il tema delle "gabbie" per accentuare il proprio peso in vista di impegni elettorali ancorchè lontani, certo la presa di posizione di ieri l'altro del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha avuto il merito di aver formalizzato la posizione dell'esecutivo: nessuno pensa a discriminazioni salariali per territorio, ma saranno le nuove regole della contrattazione a fissare eventuali differenze retributive. E, soprattutto, non è previsto alcun intervento legislativo su una materia che era e resta di assoluta competenza delle parti sociali. Una dichiarazione che, quanto meno, dovrebbe tranquillizzare i sindacati che erano sul piede di guerra. Il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, è giunto a minacciare uno sciopero generale contro possibili interventi diretti del governo. Il numero uno della Cisl Raffaele Bonanni, proprio in un'intervista al "Messaggero", nei giorni scorsi aveva diffidato l'esecutivo a procedere per via parlamentare: salterebbe qualsiasi forma di dialogo presente e futuro. Ieri lo stesso sindacalista si è detto praticamente soddisfatto dei chiarimenti venuti dal presidente del Consiglio: «Per la Cisl sono sufficienti e per quanto mi riguarda non ci sarà bisogno di mobilitazioni». E sulle nuove critiche alla riforma del modello contrattuale ribadite da Epifani, il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, ha espresso la convinzione che «le categorie della Cgil aderiranno. Forse un po' per volta, in ordine sparso, ma aderiranno. Lo sciopero? Non ci sarà perchè non ci saranno le gabbie salariali».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it