L'AQUILA - «Spero di tornare quando la ricostruzione sarà avvenuta, per gioire con voi e andare tutti insieme a riveder le stelle». La citazione è tratta dall'ultimo verso del Purgatorio di Dante, quello che prelude al Paradiso. «Dante insegna che per andare in paradiso è necessario passare dall'inferno. Voi avete vissuto l'inferno. Grazie per la gioia che mi avete dato e per la possibilità di passare attraverso questa morsa di dolore. La scoperta più grande della vita è capire che il dolore può essere trasformato in gioia». Il terremoto come la Divina commedia. Roberto Benigni ha abbracciato ieri L'Aquila e i terremotati. Lo ha fatto nel suo stile: battute pungenti e i versi di Dante Alighieri per sorridere e lanciare messaggi dirompenti. Come quello sulla ricostruzione: «Controlleremo che le promesse vengano mantenute: se le cose non accadono, urlate e chiedete, non vi zittate mai». Benigni è il solito "uragano". Arriva a ora di pranzo a Paganica. Accolto con affetto dai terremotati pranza nella tendopoli. Prima, però, sguscia sotto i banchi delle cucine per provare a prendere in braccio la corpulenta cuoca Valeria e servire lui stesso alcuni pasti. Poi la visita a Onna, all'albero della memoria, in centro storico all'Aquila e ancora nelle tendopoli. «Sono qui, con Nastasi (capo di Gabinetto di Sandro Bondi, ndr) e Bertolaso, che ci proteggono dalle calamità. Ci devono proteggere anche dallo straripamento di Berlusconi. Bertolaso, proteggici! Berlusconi sta straripando, è in piena». Poi più serio: «I comici devono far ridere, i politici devono fare i fatti. A loro i fatti e a noi le parole, ma talvolta una parola aiuta più di mille cose vere». Il comico ha chiuso la giornata all'auditorium della Finanza, dove ha tenuto uno show. Accolto da più di mille persone, mentre altre ottocento lo seguivano su un maxischermo nella palestra adiacente, il premio Oscar è entrato in sala saltellando sulle poltrone e lanciando fiori al pubblico: «Mi verrebbe voglia di saltarvi addosso, di prendere il primo che capita e baciarlo sulla bocca. Anche le pietre di questa città bacerei».