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Pescara, 26/04/2026
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Data: 17/08/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Benigni regala un sorriso agli sfollati. Show del premio Oscar nelle tendopoli. A Coppito recita Dante davanti a 2mila persone

L'AQUILA. Ride e scherza col mestolo in mano. Poi piange accanto a Giustino Parisse sotto l'albero della memoria. Roberto Benigni, il «Piccolo Diavolo», cammina tra le sofferenze degli aquilani.
MATTATORE. «Berlusconi? Che peccato non esserci stato ieri. Non m'hanno avvertito. Io lo terremotavo. Quarto grado. Facevamo Verdone, Berlusconi e Benigni, i tre comici più grandi d'Italia. Il più grande di tutti, però, l'avete chiamato per Ferragosto». Riso e pianto. Abbracci e baci sulla bocca. Ma anche tenere carezze alle mamme e ai bambini. Battute a raffica (bersaglio preferito il premier). Una scalata col carrello elevatore nel cantiere di un asilo. Dediche in rima baciata. Canto XXVI dell'Inferno. Il monologo di Ulisse. E qui non si ride. Tra i duemila riuniti alla Finanza c'è gente che piange. Mezza giornata senza un attimo di pausa. Il premio Oscar passa con delicatezza da un contesto all'altro senza turbare il dolore di una città intera. Benigni esce sconvolto dalle macerie di Onna e dentro la tendopoli urla: «Non vi zittate mai, chiedete, chiedete, fino a quando le cose non vi saranno date». Invitato da Protezione civile, Bertolaso in testa, e ministero per i Beni culturali, rappresentato dal capo di gabinetto Salvo Nastasi, l'attore è il pezzo forte dei «Campi sonori» voluti dall'associazione «The Co2 Crisis opportunity onlus» per l'estate degli sfollati.
LA STORIA. Interrompe le vacanze in Svizzera. Prende un aereo di linea e atterra a Roma dove affitta un'auto. All'ora di pranzo è all'Aquila. Da solo, niente interviste, si fa portare in piazza della Prefettura dove sgrana gli occhi davanti al palazzo crollato. Poi di corsa a Paganica, campo 3, 200 residenti che appena si sparge la voce tornano tutti nel grande tendone-mensa. Benigni ha una parola per tutti. «Angela, Fiorella, anche voi qui?» La prima a baciarlo è Franca Pallotta che trema ancora: «Ho preso un ansiolitico. È la troppa emozione». Veste la maglietta di Bertolaso («Non è che mi dona troppo») e la casacca gialla dei volontari di Rifondazione «Brigate di solidarietà attiva». Poi passa sotto un tavolo e sbuca davanti alla cuoca Valeria, travolta da un abbraccio e costretta a cedere il mestolo. «Oggi servo io: zafferano, lo dobbiamo promuovere nel mondo». Fiorella Lamberti, Angela Alfonsi, la piccola Ilaria e la signora Bianca rimediano un bacio ciascuna. Sorridono. «Ma come fate? Eppure ne avete passate tante. Tranquilli. Berlusconi le promesse le mantiene. Qui ne ha promesse talmente tante che la metà basta. E L'Aquila sarebbe New York». A un anziano dice: «C'è tanti mascalzoni in giro, c'è bisogno di buoni esempi

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