L'AQUILA - «Prendo atto che il Piano Casa sta andando avanti secondo i tempi ma ricordo che la consegna va dal 15 settembre fino alla fine di dicembre. In ogni caso le case sono ampiamente insufficienti rispetto alla dimensione del problema. Inoltre è scoppiato ormai in tutta la sua drammaticità il problema delle case B e C, per le quali sono previsti lavori importanti che non si potranno risolvere nel giro di pochi mesi». Il sindaco Massimo Cialente non è così ottimista come il premier Berlusconi. «Proprio a Ferragosto - riferisce - durante una giornata passata sulla costa, ho incontrato tanti cittadini che hanno case B e C che, dovendo riscrivere i figli a scuola, non sono in grado di prevedere dove passeranno i prossimi mesi».
«Ho letto le dichiarazioni di Guido Bertolaso che parla di sistemazione nei comuni vicini del teramano con la proposta di un pendolarismo, cosa che sin dall'inizio io chiesi di escludere. Riconfermo quanto detto da tempo alle massime cariche istituzionali del Paese, circa il rischio di gravi tensioni sociali a partire dalle prossime settimane per la vicenda delle case. Come ho detto al presidente della Regione - sottolinea Cialente - trovo sbagliato che il primo cittadino dell'Aquila, che da tempo va segnalando la necessità di riconsiderare comunque alcuni aspetti della strategia in atto, non venga coinvolto se non per saltuarie interlocuzioni».
Ieri mattina Cialente ha svolto una riunione con i più stretti collaboratori per fare il punto sul ruolo a cui in questi mesi è chiamato il comune dell'Aquila nell'attuale situazione emergenziale. «Un ruolo di scelta pesante pur avendo ottenuto rispetto alle altre istituzioni in campo il minor numero di forze disponibili. Non ultimo dovendosi fare carico anche di completare percorsi che dipendono da altre istituzioni, come a esempio le lunghissime pratiche burocratiche per il puntellamento del centro storico. Ne risulta un grave scontento dei cittadini che si ripercuote sul comune e soprattutto sui miei dirigenti, funzionari e impiegati ormai allo stremo».
Per l'ultima volta il sindaco offre la sua collaborazione e quella dell'intera amministrazione comunale «poiché ritengo di non poter più tollerare che a 4 mesi e 9 giorni dal sisma il ruolo del comune sia divenuto all'improvviso più marginale rispetto a quello svolto con molto coraggio nella fase della prima emergenza. Qui è in gioco il concetto stesso del ruolo degli Enti locali, sui quali per altro stanno ricadendo operazioni sperimentali come la vicenda dello smaltimento delle macerie nel pieno rispetto delle normative che si sta applicando per la prima volta al mondo. Procedure complesse fino all'impraticabilità. Chiedo che il Comune dell'Aquila e gli altri sindaci - conclude il primo cittadino - siano coinvolti a pieno a titolo in questa fase dell'emergenza, che si possa discutere sulle soluzioni e che siano messi in condizioni di avere personale sufficiente per affrontare una tale tragedia».
Un Consiglio Regionale straordinario sulla situazione sanitaria e un confronto diretto tra Regione, Direttore generale Asl, istituzioni locali e sindacati per l'adozione di un "Piano del diritto alla salute per l'emergenza e la ricostruzione". È questa la sollecitazione che la Presidente della Provincia Stefania Pezzopane rivolge all'assessore regionale Lanfranco Venturoni per scongiurare il pericolo di ridimensionamento dell'ospedale aquilano. «Il capoluogo deve avere un ospedale degno di questo nome. Una struttura sicura, con posti letto veri, numeri adeguati al bacino d'utenza, reparti funzionali ed efficienti. Gli aquilani non possono certo accontentarsi di un ospedale a metà».