L'AQUILA - Il tempo stringe. Settembre è alle porte: è la cosiddetta "soglia psicologica" di cui ha parlato più volte il sindaco Massimo Cialente. Ovvero il momento in cui le tendopoli chiuderanno e la città, "narcotizzata" dall'estate, si troverà ad affrontare il problema del rientro nelle case. Ecco perché negli ultimi giorni si susseguono gli incontri tra Prefetto, Comune e Protezione civile per cercare di trovare sistemazioni adeguate per tutti. Il compito, però, si annuncia tutt'altro che semplice. Il sindaco è tornato a sollecitare l'impiego di case temporanee («Mobili su gomma e non container, della stessa qualità di quelle di Berlusconi per non aver qualcuno nell'Eldorado e qualcuno senza niente») e si è detto preoccupato per i tempi di sistemazione delle abitazioni B e C. Intanto si sta pensando seriamente (è più di un'ipotesi) di utilizzare anche gli alloggi della Guardia di Finanza e quelli della caserma Campomizzi. Nella struttura della Fiamme Gialle andrebbero circa 1.200 persone, a fronte degli oltre tremila alloggi disponibili. Gli studenti reclamano i posti restanti per assegnarli ai fuorisede. Su questo, però, la Prefettura e la Protezione civile hanno già detto "no". Alla caserma Campomizzi, invece, saranno destinate seicento persone. Ufficialmente, dalle cifre comunicate da Prefetto e Protezione civile, sono oltre settemila i nuclei che hanno scelto il progetto Case in occasione del censimento sul fabbisogno abitativo. Il Comune, invece, parla di oltre quindicimila moduli protocollati. Numeri che secondo Epicentro solidale evidenziano «in maniera macroscopica la totale inadeguatezza del Progetto Case» e «l'importanza di predisporre urgentemente un piano per individuare nuovi alloggi». Il sindaco Massimo Cialente, intanto, ieri ha ribadito con forza il "no" al pendolarismo, ovvero alla soluzione per cui gli sfollati verrebbero trasferiti negli alberghi del Teramano e poi accompagnati all'Aquila ogni giorno con apposite navette. Cialente ha difeso l'operato dell'amministrazione («Ho richiamato gli impiegati il 14 aprile, voglio vedere qual è un altro ufficio pubblico che è ripartito negli stessi tempi, ma abbiamo bisogno di gente per essere messo in condizioni di lavorare») e ha ribadito l'importanza degli enti locali nella governance della ricostruzione. Ieri Cialente ha incontrato il Prefetto e il vicecommissario De Bernardinis. «È stato un vertice utile - ha commentato il sindaco - nel quale ho sollecitato l'adozione di un piano globale per l'emergenza casa. È stata avviata una serie di riflessioni ed è stato riattivato un percorso che si era un po' interrotto».
Clima teso, invece, tra i genitori degli studenti del liceo Classico, la cui sede è stata prevista nell'edificio di Pettino che ospitò lo Scientifico e poi l'Itc. Le famiglie sono contro la soluzione e chiedono l'utilizzo di moduli temporanei. Lo hanno fatto ieri con un sit-in di protesta proprio a Pettino. «La scuola deve essere un luogo sicuro e sereno - sostiene Titti Cervale, del Comitato dei genitori del Cotugno - dove i ragazzi possano andare tranquilli, dove possano socializzare, anche nel pomeriggio. Ma al momento tutto questo non è concepibile in edifici in cemento armato». Per il Comitato genitori, costituitosi appositamente per garantire ai figli il massimo della sicurezza nella scuola, è fondamentale dare risposte concrete alle famiglie. Davanti a palazzo Silone, sede della Regione, genitori e figli hanno esposto diversi striscioni: «Musp per ricominciare, scuole nuove antisismiche per rinascere», «Basta con i vecchi catafalchi in cemento armato» e 1.200 ragazzi all'Itc di Pettino: no grazie». «Nel caso in cui non ci fosse una immediata risposta alle forme di sensibilizzazione che promuoveremo - minaccia il Comitato - siamo pronti dapprima a raccogliere fondi perché la scuola possa accludere moduli abitativi provvisori e poi a considerare l'iscrizione presso altre istituzioni scolastiche».