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Pescara, 26/04/2026
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Data: 18/08/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Pensioni, per garantire il sistema serve una crescita dell'1,8% del Pil. Il nucleo di valutazione del ministero: necessario razionalizzare

ROMA Forse non ha il significato di un allarme, è comunque una constatazione: per mantenere in equilibrio il sistema pensionistico serve una crescita del Pil dell'1,8% all'anno. E' quanto si legge dall'ultimo Rapporto el Nucleo di Valutazione del ministero del Welfare. «Diversamente - spiega lo stesso Rapporto - gli effetti della recessione in atto, se confermati nella dimensione prospettata dalla Ruef 2009, determineranno un incremento del rapporto fra spesa pensionistica e Pil di circa il 10% nel triennio 2008-2010, pari a circa 1,4 punti percentuali, sostanzialmente indipendente dalle caratteristiche normativo-istituzionali del sistema pensionistico».
In particolare, spiega il Nucleo di valutazione, prendendo a riferimento «la caduta del Pil reale nel 2008 e le previsioni della Ruef per il biennio 2009-2010, il tasso di crescita medio annuo del Pil in termini reali nel triennio 2008-2010 dovrebbe essere pari a -1,6% con un differenziale di 3,4 punti percentuali rispetto al tasso necessario (1,8%) per garantire la stabilità del rapporto fra spesa pensionistica e Pil». Uno scenario che, quindi, dovrebbe prevedere «un sensibile aumento del rapporto tra spesa pensionistica e Pil». Il Rapporto evidenzia inoltre che il sistema pensionistico pubblico, «nonostante i numerosi interventi correttivi, presenta un consistente deficit annuale. Tale disavanzo è pari a 7,2 miliardi di euro nel 2007», anno a cui sono aggiornati i dati, «resta a carico dalla fiscalità generale».Secondo il Nucleo di Valutazione del dicastero di via Veneto gli interventi di riforma del sistema pensionistico che si sono succeduti negli anni (in particolare dal 1989 al 2007) hanno consentito risultati importanti in termini di contenimento elle dinamiche di spesa e di miglioramento delle prospettive di sostenibilità sociale, tuttavia, «senza l'accompagnamento di uno sviluppo economico adeguato dimensionalmente e duraturo nel tempo, ogni sforzo di riequilibrio potrebbe risultare insufficiente». Come dire che se la nostra economica non riprenderà a crescere (appunto, nell'ordine almeno dell'1,8% all'anno) potrebbe essere necessario un nuovo intervento sulle pensioni al fine di evitare più incisivi e preoccupanti squilibri nel sistema. «Il processo di risanamento delle finanze pubbliche - spiega ancora il Nucleo di Valutazione - è quanto mai necessario in ragione dell'elevato debito pubblico e passa tramite un processo di razionalizzazione del sistema pensionistico in linea con gli interventi di riforma già adottati».
Lo stesso Inps ha stilato un primo bilancio sulla platea delle aziende e dei lavoratori che hanno presentato domanda di cassa integrazione in deroga. Sono oltre 20mila i dipendenti di circa 4mila imprese, che la stanno già utilizzando. La Cig in deroga, ossia l'ammortizzatore sociale esteso alle aziende che fino allo scorso anno erano escluse per dimensione ovvero attività produttiva, sarà fruibile nelle prossime settimane da altri 80mila lavoratori. Sono in totale poco meno di 15mila le aziende che dallo scorso mese di aprile (cioè da quando la Cig in deroga è stata definita nelle sue nuove caratteristiche) hanno fatto pervenire le domande, per un totale di 104mila lavoratori. Di queste imprese poco più di duemila hanno chiesto e ottenuto l'anticipazione diretta dall'Inps, altre duemila hanno ottenuto l'autorizzazione regionale e in totale sono stati messi in pagamento più di 20mila assegni per altrettanti lavoratori. Ci sono altre 3.168 domande già autorizzate, che per essere liquidate richiedono solo l'invio all'Inps, da parte delle aziende, degli elenchi dei lavoratori beneficiari del sussidio.



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