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Pescara, 26/04/2026
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Data: 20/08/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Abruzzo addio, i migliori giovani se ne vanno. Laurea in tasca si trasferiscono a Parigi o Londra: «Ci pagano bene e ci apprezzano, non torneremo». Mauro: «Ci stiamo impoverendo»

PESCARA - Titoli richiesti? Laurea, conoscenza linguistica e predisposizione al viaggio. I settori con migliori possibilità d'inserimento? Marketing e, più in generale, il ramo economico-giuridico. Oltre a quello già noto del mondo accademico e della ricerca, che ha portato alla ribalta nazionale i ricercatori campani Antonio Iavarone e Anna Lasorella, da anni impegnati alla Columbia University Medical center di New York, scopritori del gene "Huwe1". All'estero, tanti giovani laureati abruzzesi trovano lavoro con più facilità rispetto a quanto accada nella propria regione. Per questo scappano. La storia si ripete: stiamo diventando di nuovo terra di emigranti. I nipoti, come i loro nonni quasi un secolo fa, se ne vanno in cerca di fortuna. Nella valigia non più i sogni, ma titoli di studio e un buon bagaglio culturale. Il fenomeno è sottovalutato ma reale. A Londra, Parigi o negli Stati Uniti, senza contare la più vicine Lombardia ed Emilia Romagna: anche in Abruzzo la fuga di cervelli è una questione concreta. Che la politica e la società fanno finta di non conoscere. Tantissimi ragazzi tornano a lavorare nelle città dove hanno passato qualche mese con il progetto Erasmus, o in quelle dove hanno seguito un master o un corso di lingua. Un colloquio, uno stage, e l'avventura nel mondo del lavoro. Senza la telefonata dell'amico o del politico di turno, come accade in Italia (e in Abruzzo). «Io ho vissuto alcuni mesi a Parigi in Erasmus - racconta Paola, pescarese, responsabile marketing del noto marchio di cosmetici Lancome - e lì sono tornata, dopo la laurea, per cercare lavoro. Ho iniziato con contratti a tempo determinato, ma dopo qualche anno sono stata assunta a tempo indeterminato e promossa. Mi hanno anche proposto di rientrare nei nostri uffici italiani. Ma lo stipendio sarebbe nettamente inferiore, per il momento non mi muovo: in Francia sto benissimo». A Parigi vive e lavora attualmente anche Alfredo, altro giovane pescarese, laureato in giurisprudenza a Bologna, impiegato per una società londinese di intermediazione finanziaria. «Anch'io ho cercato lavoro a Londra perché c'ero stato in Erasmus - dice - e non mi sono più mosso. Sono stato trasferito un anno a Parigi, ma alla fine di questo periodo rientrerò in Inghilterra e, credo, comprerò casa lì. Le possibilità di mettere a frutto le proprie capacità sono concrete. In Italia forse sarei ancora in giro a fare stage gratuiti...». Storie di ragazzi abruzzesi che stanno costruendo da soli il loro futuro, lontano dalla propria terra. Senza rimpianti e con un contratto in tasca. E uno stipendio vero. Un fenomeno in aumento costante sul quale bisognerebbe fermarsi a riflettere.

Mauro: «Ci stiamo impoverendo»

PESCARA - «Dall'Abruzzo è in atto una fuga di potenziale capitale umano, di possibili talenti, da non sottovalutare. Andiamo verso un impoverimento della nostra regione». Il professor Pino Mauro, economista e docente alla d'Annunzio di Pescara, ha le idee molto chiare sul fenomeno. «Dopo la laurea - prosegue Mauro - i giovani si trasferiscono al nord, a Roma o all'estero. Un movimento concreto e significativo, talmente importante che potrebbe impoverire non poco la regione e la nostra "economia della conoscenza". I motivi sono chiari, sia per quel che riguarda il mondo accademico che per quanto concerne il sistema produttivo». Qui Mauro va a fondo: «Nella realtà universitaria, i concorsi si fanno raramente e la burocrazia frena la carriera. Così, dopo il dottorato, spesso i giovani cercano altri mestieri. Nelle grandi imprese che richiedono personale qualificato, invece, il management quasi sempre viene importato da altre regioni. Ai nostri laureati non resta che cercare possibilità importanti altrove».



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