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Data: 23/08/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Ripresa, cautela di sindacati e industriali. Cgil: un milione di posti a rischio entro metà 2010. Bonanni: autunno duro per le imprese

L'ottimismo della Fed non convince le forze sociali. Confindustria: servono altri ammortizzatori. Damiano (Pd): il governo apra subito un tavolo

ROMA L'attesa è «da 800.000 a un milione di posti di lavoro in meno» prima della metà del 2010. Lo ricorda a tutti la Cgil. La Cisl, dal canto suo, teme i colpi di coda della stretta economica, minacciosi e «ancora in agguato». Invoca cautela e attende «molte imprese» al difficile banco di prova autunnale l'Ugl. Vede un paese «in ginocchio», e serie difficoltà per riguadagnare livelli ritenuti acquisiti solo un anno fa, la Uil. Insomma: in coro i sindacati italiani rispondono, dopo gli spiragli di ottimismo aperti dalla Fed sulle prospettive di ripresa, che la nube della crisi è ancora densa e oscura. Facendo eco di fatto alle apprensioni espresse dalla presidente di Confindustria Emma Marcegaglia che giudica nuovi interventi del governo «indispensabili, se vogliamo evitare un autunno davvero difficile». E lo fa con l'inevitabile coscienza - pur se da sponda opposta - che il boccone lavoro sarà il più duro da digerire, visto che la prima richiesta nell'elenco reindirizzato a Berlusconi è «rifinanziare gli ammortizzatori sociali a sostegno di chi perde il posto», seguita a ruota da quella di «abbassare tasse e contributi sui salari aziendali per dare più soldi ai lavoratori e più efficienza alle imprese». Mentre il direttore generale di Confindustria, Giampaolo Galli rimarca che l'ottimismo dei banchieri centrali è «circondato da moltissima cautela. Ci sono segnali di ripresa, sia pur deboli, che comunque non ci riporteranno, se non in un periodo molto lungo, ai livelli di attività precedenti la crisi».
Cose in buona parte già sentite. Ma, tanto per Confindustria che per il sindacato, non dribblabili con semplici, per quanto autorevoli, professioni d'ottimismo. Le aziende sono stremate», avverte il numero uno della Cisl Raffaele Bonanni, che ne vede molte «sottocapitalizzate e con poche commesse», e conclude: «Bisogna prepararsi a situazioni incresciose».
«Purtroppo l'Italia, rispetto ai segnali di rallentamento della recessione di Usa, Francia e Germania, col suo Pil a -6% nel 2009, rischia un impatto sull'occupazione molto pesante», ammonisce intanto il segretario confederale Cgil Agostino Megale, che invoca, in vista di un autunno tostissimo, un «recupero di unità con Cisl e Uil». Per quest'ultima, parla Luigi Angeletti: la caduta dei fatturati, pur se finalmente pare arrestata, ha già «fatto perdere il 30-40% dei ricavi innescando problemi di liquidità e mercato». E poi «c'è molta gente in cassa integrazione: l'altro vero problema sarà riassorbire queste persone, garantire il finanziamento degli ammortizzatori sociali e soprattutto impedire che la cig si trasformi in licenziamenti».
«Come Pd concordiamo con l'analisi di Angeletti, Bonanni e Megale. Nonostante il vano ottimismo profuso dal governo occorre guardare in faccia la realtà: verrà un autunno durissimo, con quasi 800 mila lavoratori in cig e molte aziende, specie piccole, che chiuderanno». Lo afferma dal fronte dell'opposizione Cesare Damiano, responsabile Lavoro del Pd, che invita a sua volta le tre sigle confederali ad una «convergenza di analisi» definita «fondamentale», e il governo ad «aprire al più presto un tavolo di concertazione con le parti sociali per affrontare tempestivamente ed adeguatamente la situazione, sia sul piano delle tutele che del reddito».

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