EGREGIO direttore, una riflessione su quanto affermato in questo spazio da un sindacalista Cisl sul nuovo accordo per la stipula dei contratti nazionali del lavoro. Egli asserisce che grazie all'accordo siglato il 22 gennaio tra Confindustria, governo, Cisl e Uil, senza la firma della Cgil, vengono migliorate le retribuzioni di tutti i lavoratori dipendenti, grazie al nuovo metodo di calcolo degli aumenti salariali, legati all'inflazione e grazie, soprattutto, all'estensione a tutte le aziende della contrattazione di secondo livello. Non voglio addentrarmi sul calcolo legato all'inflazione, perché bisognerebbe scendere in dettagli molto tecnici, anche se in base alle simulazioni effettute dal centro studi Cgil sembra difficile riscontrare maggiori incrementi retributivi rispetto al vecchio contratto nazionale. Invece vorrei capire, stando alla Cisl, come sia possibile fare contrattazione aziendale, legata alla produttività, in tutte le imprese di tutti i settori. Il sindacato non è presente ovunque o se lo è talvolta non ha la forza necessaria per contrattare, anche perché ci sono sempre più lavoratori assunti con contratti a tempo determinato che temono di iscriversi al sindacato in quanto la loro precarietà li rende facilmente "ricattabili". In molte aziende, soprattutto nel terziario, è difficilissimo perfino far rispettare il contratto nazionale, figuriamoci se sia possibile imporre una contrattazione di secondo livello legato a un sistema di produttività. "Gabbie salariali": indipendentemente dal costo della vita, penso che sia innegabile la differanza salariale tra un lavoratore del nord e uno del sud, a sfavore del sud.
Giuliano Colaiocco Cgil