RIMINI. La crisi «lascia all'Italia una eredità pesante»: per il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, «l'uscita per noi è difficile». Ma anche se ci sono incertezze che pesano, nel mondo la crisi sta gradualmente rientrando ed anche in Italia e anche sulla nostra economia l'impatto più duro si sta attenuando: un messaggio di fiducia lanciato a Rimini, parlando alla platea del Meeting di Cl.
«Anche se qualche rondine non fa primavera i segnali positivi ci sono», dice. Ed ora si può dire che «poteva anche andare peggio».
Mario Draghi parla a braccio ad una platea affollata, che più volte lo interrompe con applausi. «Le sorti dell'economia italiana - dice - dipenderanno più che mai dalla soluzione dei suoi vecchi problemi: nodi strutturali che serrano dalla metà degli anni '90 la crescita del prodotto e della produttività, ampliando i divari nei confronti degli altri paesi industriali». Dopo «la tempesta» è necessario «muoversi nella prospettiva di una ricostruzione della struttura economica del Paese».
Sono tre i nodi di riforma: l'esigenza di puntare sul capitale umano, su istruzione e formazione di qualità; il divario Nord-Sud; e infine mercato del lavoro e protezione sociale, con più flessibilità ed una riforma del sistema degli ammortizzatori sociali che dia copertura a «quelli che cercano il lavoro» e non a tutti.
Nel 2010 l'economia italiana potrebbe «tornare a crescere, sia pure di poco». Mentre per quest'anno è confermata la stima di una caduta del Pil «intorno al 5%». Le aziende italiane rappresentano uno dei punti di forza per uscire dalla crisi ma, avverte Draghi, «colte a metà del guado dal crollo della domanda» «rischiano la stessa sopravvivenza».
Per Draghi il lavoro degli immigrati è «una risorsa» e non insidia il lavoro degli italiani. Ma, avverte: «potremo utilizzarla solo se saranno governati i problemi che essa pone sotto il profilo della integrazione sociale e culturale».
Senza «un netto aumento dell'età media effettiva di pensionamento» - dice poi - non appare possibile «nel medio e periodo conseguire risultati sufficienti in termini di minor spesa corrente».