VI scrivo in riferimento alla lettera aperta "Attenti alla ferrovia e alle promesse" (il Centro lunedì 24 agosto) in cui la signora Elsa Spadaccini definisce il progetto della ferrovia Tagliacozzo-L'Aquila, che in futuro interesserà anche Teramo, un campanello d'allarme per l'area Sulmona-Avezzano e soprattutto per Pescara/Chieti. Ritenendo incommentabile il sottinteso della lettera, che presenta l'eventuale delibera Cipe come una grave minaccia all'asse politico pescarese/chietino, mi chiedo soltanto come si possa definire la tragedia del terremoto una triste situazione di cui gli aquilani e i teramani vorrebbero approfittare per ottenere il tratto ferroviario Teramo-L'Aquila-Tagliacozzo (sembrano farsi strada dei retropensieri nell'approfittare di una triste situazione, scrive testualmente la signora). La lettrice dovrebbe essere fiera di una amministrazione regionale che non vuol lasciare l'entroterra alle sue 310 vittime, ma rendere possibile la rinascita attraverso la rete dei trasporti. Del resto è un collegamento ferroviario mai esistito, che la popolazione dell'Aquilano aspetta da oltre 50 anni, e non di un tratto esistente, come quello Pescara-Roma, che invece dovrebbe solamente essere migliorato. Mi sento tuttavia di poter tranquillizzare la signora Spadaccini e tutti quelli che ne condividono il pensiero, perché i lavori per le infrastrutture aquilane/teramane sono un bel sogno e, come tutti i bei sogni, è destinato a non realizzarsi.
Mirko Olivieri Montesilvano