BUSSI. Sono tornati i vigili del fuoco ieri alla Solvay di Bussi Officine, per verificare le cause dello scoppio di un serbatoio con 45 metri cubi di acido solforico diluito avvenuto mercoledì mattina, senza conseguenze per le maestranze, per l'ambiente e per gli impianti. E con loro sono arrivati anche i carabinieri del Noe e i tecnici dell'Arta che hanno eseguito prelievi di materiali.
Intanto, in fabbrica si è tenuto un incontro fra la direzione aziendale e due sindacalisti della Filcem-Cgil Nicola Primavera, della segreteria regionale, e Giovanni D'Addario, della segreteria territoriale, voluto per appurare le cause che hanno prodotto l'incidente e concordare i piani di messa in sicurezza degli impianti. «La sicurezza», afferma il direttore generale della fabbrica, l'ingegner Bruno Aglietti, «interessa noi prima di tutti. Siamo presi dal problema, che è vitale per tutti i lavoratori che mandano avanti l'impianto e per il ciclo produttivo. Appena accaduto l'incidente, non abbiamo esitato ad avvertire gli uffici competenti e le autorità, sollecitandone gli interventi. Devo dire che dopo i sopralluoghi effettuati oggi (ieri)», osserva Aglietti, «non ci sono stati addebiti verso l'azienda». Ieri, la Solvay ha bloccato la fabbrica per eseguire «un monitoraggio allargato sull'intero sviluppo degli impianti e poter indagare fino in fondo sulle cause che hanno provocato la rottura del serbatoio». Una struttura, questa, dislocata in una zona marginale del sito produttivo, annessa agli impianti per distribuire acido solforico diluito per il lavaggio dei tubi. «Se si è evitata la tragedia e sono stati scongiurati danni ambientali e alla fabbrica stessa», esordisce Primavera, «lo dobbiamo alla grande professionalità delle maestranze, che prima hanno tentato di controllare la crescente temperatura del serbatoio, quindi la sua pressione interna e poi, con tempestività, hanno evitato che il liquido fuoriuscito dopo lo scoppio provocasse danni alle cose circostanti. Per noi questo episodio resta comunque di estrema gravità e avviene», continua il sindacalista, «alla vigilia di un confronto allargato con i vertici della società per discutere il futuro di questa azienda e del polo chimico di Bussi. Qui», osserva Primavera, «ci sono parti di impianti dismessi. L'azienda ci deve dire se vuole rimanere in questo sito e come vuole fare per continuare a produrre. Inoltre, deve avviare un programma per l'eliminazione degli impianti dismessi e obsoleti».
«Richiediamo la massima attenzione per questo sito produttivo», aggiunge D'Addario, «soprattutto per l'impiantistica non più efficiente, che deve essere smobilitata. Per quanto attiene invece alla produzione, sollecitiamo attenzione sulla manutenzione giornaliera e preventiva, come avveniva in passato. Non si può fare manutenzione solo riparando i danni», osserva D'Addario, «ma le macchine, le tubazioni, i contenitori e i serbatoi vanno manutentati giornalmente, soprattutto quando, come avviene in questa fabbrica, ci sono parti dismesse, come le linee dei clorometani, abbandonate lo scorso anno. Noi siamo pronti a confrontarci con l'azienda su questa questione, che è molto seria», sottolinea «e che va inquadrata nella problematica più ampia del futuro sviluppo del polo chimico».