ROMA La legge per la partecipazione dei lavoratori agli utili d'impresa dovrebbe arrivare entro l'anno. È la volontà del governo espressa ieri dal ministro del Lavoro Sacconi, da sempre sostenitore della proposta rilanciata a Rimini da Giulio Tremonti. Secondo Sacconi questa novità permetterebbe di superare la logica del conflitto di classe, affermando invece la prevalenza del lavoro sul capitale. Ma non si tratterà di qualcosa di simile alla cogestione applicata in Germania (si chiama Mitbestimmung) che prevede anche la partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori alle scelte strategiche dell'azienda, grazie alla loro presenza nel Consiglio di Sorveglianza.
Intervenendo alla manifestazione Cortina Incontra, il ministro del Lavoro ha spiegato che lo schema su cui ragiona l'esecutivo è piuttosto aperto e non prevede modalità rigide. Dunque la partecipazione dei lavoratori potrebbe avvenire attraverso la distribuzione di azioni, oppure il «controllo dei lavoratori sulla trasparenza dei bilanci», qualcosa di simile al meccanismo definito per la nuova Alitalia, in base al quale il 7 per cento degli utili (quando naturalmente arriveranno) sarà destinato alle retribuzioni dei lavoratori.
In Parlamento c'è un disegno di legge a cui ha lavorato lo stesso Sacconi, e che ora porta la firma del senatore Castro, ma ci sono anche altri testi che potrebbero confluire in uno solo. È chiaro però che per arrivare al via libera entro dicembre servirà una forte spinta da parte dello stesso esecutivo.
Non servirà invece un nuovo provvedimento legislativo per assoggettare questa parte della retribuzione ad una tassazione più favorevole, e cioè quella sostitutiva del 10 per cento riservata alle parti variabili del salario. La norma in materia, ha spiegato il ministro, è abbastanza flessibile da includere la retribuzione assegnata sotto forma di partecipazione agli utili.
Parlando più in generale della crisi e delle prospettive per l'autunno, Sacconi ha ricordato come l'«ultimo miglio» della recessione rischia di risultare il più difficile, anche per le imprese che prima dell'attuale fase di difficoltà risultavano «performanti». Il nodo decisivo sarà quello della liquidità, e per questo il ministro ha detto che sarà avviato in tempi rapidi un monitoraggio dell'intesa tra banche e imprese sulla moratoria dei crediti, per verificare se gli istituti di credito sono davvero venuti incontro alle aziende in difficoltà.
Sacconi ha poi rivedicato, come aveva già fatto Tremonti, la prudenza del governo in tema di riforme. In particolare sulla previdenza ha sostenuto che non ci saranno altri interventi, oltre a quello che lega a partire dal 2015 l'uscita da lavoro alle aspettative di vita, perché in questa fase un riassetto andrebbe a colpire soprattutto i cinquantenni. Che sono a suo avviso la fascia più colpita dalla crisi, molto più dei giovani. Infine non ha voluto sbilanciarsi sui problemi occupazionali che potranno manifestarsi nei prossimi mesi
E proprio con l'obiettivo di affrontare le presumibili difficoltà in arrivo con l'autunno, il segretario della Cisl Bonanni ha chiesto la convocazione di un tavolo tra governo e parti sociali. Sostanzialmente Bonanni chiede al governo di concordare i settori industriali in cui far confluire gli investimenti pubblici e privati.