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Data: 31/08/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Caso Avvenire, Berlusconi si chiama fuori. «Mai parlato con Feltri». E Boffo: accuse nate da un'emerita patacca

Pdl al lavoro per ricucire lo strappo Calderoli: Silvio potrebbe venire con me e Bossi in Vaticano

ROMA. I giornali continuano a pubblicare «una marea di voci e insinuazioni». Troppe anche per essere smentite. Ma, su «una falsità», Silvio Berlusconi dice di non poter proprio tacere: lui con il direttore del ?Giornale', Vittorio Feltri, in questi giorni non ha parlato. Una precisazione che si aggiunge alla difesa della vita privata e alla presa di distanza dal quotidiano di famiglia.
E comunque, tiene a sottolineare il presidente del Consiglio da Tripoli dove va per festeggiare il primo anno di vita del Trattato di amicizia con la Libia, un dato resta certo: le «presunte rivelazioni» che continuano a fiorire sulla stampa, ma anche le tensioni con il Vaticano, non scalfiscono il consenso di cui gode. «Il mio gradimento - torna a scandire il presidente del Consiglio - è al 68,4%». Lo 0,2% in più rispetto a fine luglio e dunque abbastanza, è il ragionamento, per stare tranquilli e procedere mettendo a punto l'agenda di governo. Che ha tra l'altro molti temi delicati, a partire dal testamento biologico: un banco di prova chiave nei rapporti tra Esecutivo e Vaticano.
E mentre il governo è al lavoro per ricucire lo strappo con Oltretevere, prosegue la guerra fra giornali: il direttore di Avvenire contrabatte alle accuse del Giornale sostenendo che l'attacco di Feltri nei suoi confronti nasca da un'«emerita patacca». Non solo, il responsabile del quotidiano della Cei fa sapere di aver ricevuto una telefonata dal ministro dell'Interno Roberto Maroni: «Teneva ad assicurarmi - racconta Boffo - di aver ordinato un'immediata verifica nell'apparato di pubblica sicurezza e che nulla era emerso».
Anche il presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica Francesco Rutelli assicura di «non aver ricevuto finora alcuna segnalazione su coinvolgimenti diretti o indiretti di persone legate ai servizi di informazione». Comunque, aggiunge, il Copasir «vigilerà perchè non si registrino deviazioni».
Pronta la replica di Feltri: «Non ho mai parlato di schedature. Abbiamo un documento - dice - che prova un fatto». Pd e Udc chiedono intanto che la questioni arrivi in Parlamento: «Riappare in filigrana - dice il vicepresidente del Partito democratico al Senato, Luigi Zanda - un reticolo di episodi non graditi e di note informative, non importa quanto vere, destinati oggettivamente ad alimentare una spirale di ricatti. Non è pensabile - aggiunge - che il Parlamento non se ne occupi».
Della stessa idea i centristi che hanno già messo in cantiere un'interrogazione parlamentare e la richiesta di un intervento del governo direttamente in Aula. Giudizi duri poi continuano ad arrivare anche dal fronte cattolico. Il presidente della Commissione Cei per l'educazione e la scuola, Monsignor Diego Coletti, definisce infatti l'atteggiamento di Feltri «immorale» perché dettato dal desiderio di voler «far piacere all'editore».
Gli unici che cercano di stemperare i toni sono dunque gli uomini del Pdl. L'obiettivo è evitare che la vicenda spacchi la maggioranza aprendo uno scontro tra «laicisti e integralisti»: «Bisogna lavorare - è il monito del presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto - per superare le attuali difficoltà. E anche il passo verso il Vaticano annunciato da Bossi va nella giusta direzione». E non è escluso, dice il ministro del Carroccio Roberto Calderoli, che ad accompagnare i leghisti sia lo stesso Berlusconi: «Il presidente - anticipa - potrebbe anche venirci con Bossi e con me...».

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