ROMA. «Una intimidazione che da siciliano definirei di tipo mafioso». Così monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo e presidente del consiglio Cei per gli Affari Giuridici, liquida l'informativa sul direttore di Avvenire pubblicata da Il Giornale che chiama in causa Dino Boffo per presunte frequentazioni omosessuali e per aver patteggiato in una causa per molestie via telefono.
Come molti alti prelati anche monsignor Mogavero ha ricevuto nei mesi scorsi la «velina» sul direttore del quotidiano della Cei, diventata lo «scoop» di Vittorio Feltri. «L'ho cestinata e sono rimasto indignato della cosa», racconta. Poi a sorpresa parla dell'ipotesi della dimissioni dello stesso Boffo da direttore di Avvenire, «non certo per ammissione di colpa ma per il bene della Chiesa».
«Se ritiene - spiega Mogavero - che tutta la vicenda, pur essendo priva di fondamento, possa nuocere alla causa del giornale o agli uomini di Chiesa, Boffo potrebbe anche decidere di dimettersi: in effetti in Italia chi si dimette è sempre ritenuto colpevole ma non sempre è così e se Boffo accettasse di passare per un disgraziato pur di non nuocere alla causa del giornale farebbe la cosa giusta, poi nelle sedi opportune si accerteranno debitamente i fatti». Quasi un benservito, anche se Mogavero ha precisato in un secondo momento di non aver affatto chiesto le dimissioni di Boffo.
Già ma come è nata la bomba?
Per monsignor Mogavero le ipotesi sono due: o qualcuno ha messo mano su documenti riservati o qualcuno ha diffuso la notizia falsa per far scoppiare una bomba ad orologeria per delegittimare vescovi e spaccare il modo cattolico. Mogavero ovviamente non lo dice. Ma c'è una terza ipotesi: che la polpetta avvelenata sia partita dalla Curia per far fuori Boffo e la potente lobby di Camillo Ruini. Comunque ieri sera dal Vaticano è arrivata una telefonata «di incoraggiamento e sostegno» a Boffo dal segretario di Stato Tarcisio Bertone, quasi a smentire le possibilità di un cambio di direzione all'Avvenire.
Se il direttore dell'Osservatore romano Gian Maria Vian nega tensioni tra la Chiesa e il governo e in un'intervista prende le distanze dalla linea di Avvenire al quale attribuisce «qualche scelta imprudente», il vescovo di Mazara del Vallo invece conferma la tensione. «Se il premier cerca un riavvicinamento con la Chiesa deve semplicemente cambiare stile di vita, fare il politico e non il manager o l'uomo di spettacolo. Non ci interessa la sua vita privata, ci interessa che non ne faccia motivo di spettacolo».
Ma torniamo alla velina. Il gip di Terni chiamato ad occuparsi del caso per la richiesta di molti giornalisti di accedere ai fascicoli, conferma che l'informativa pubblicata da Feltri non esiste e non è mai esistita così come non esiste alcuna nota sull'orientamento sessuale di Boffo.
Oggi su Avvenire è lo stesso Boffo a fornire la sua ricostruzione dei fatti. A partire da quando i vescovi italiani che appartengono al consiglio permanente Cei hanno ricevuto la missiva. Boffo è convinto che tutto sia nato intorno alla sua riconferma a segretario dell'Istitito Giuseppe Toniolo di Milano, presieduto dal cardinale Tettamenzi. Boffo rende noto di aver ricevuto una telefonata di solidarietà dal segretario di Stato Vaticano, Tarcisio Bertone. Da Avvenire la notizia che Boffo sta vivendo la vicenda con grande sofferenza, non solo professionale ma anche familiare.