Negozi e artigianato, l'odissea di chi lavorava in centro
L'AQUILA. Troppe le imprese ferme. Piccole aziende commerciali e artigianali, distrutte dal sisma del 6 aprile scorso. Nel solo centro storico dell'Aquila se ne contano 1.100. Attività che fanno fatica a ripartire, in un contesto in cui vige la deregulation.
«Senza una precisa strategia, il sistema economico locale non ripartirà». A lanciare l'allarme sono Camera di commercio e Confcommercio della provincia dell'Aquila, che mettono in luce una situazione davvero pesantissima.
«L'evento sismico del 6 aprile scorso ha avuto un impatto negativo sull'economia dei Comuni del cratere e creato danni enormi, in particolare alle aziende commerciali, di servizio e artigianali, che più di altre stanno subendo l'effetto della chiusura dei centri storici», affermano Giorgio Rainaldi, presidente della Camera di commercio, e Roberto Donatelli, presidente provinciale della Confcommercio.
«Si registra, infatti», aggiungono i due dirigenti, «un crollo delle piccolissime aziende che hanno perso la sede dell'impresa, oltre a difficoltà oggettive a far fronte alla riparazione dei danni subiti dalle strutture. Il solo centro storico dell'Aquila inglobava circa 1.100 attività ripartite nei settori del commercio, dei servizi e dell'artigianato. Un tessuto economico completamente disastrato. Al momento, infatti, non sussistono le condizioni né temporali, né logistiche per riavviare queste attività».
Una buona fetta del mercato economico locale, oggi al palo.
«A ciò si aggiunge la totale confusione che regna nel settore, vista la deregulation attuale», incalzano Rainaldi e Donatelli, «è necessario un intervento istituzionale che definisca, tramite l'ausilio di esperti, una differente strategia urbanistica della città e una nuova dislocazione dei poli commerciali e artigianali».
«Apprezziamo», aggiungono, «l'impegno e la capacità imprenditoriale dei singoli, che stanno tentando di ripartire, anche con interventi provvisori, ma questo è solo un palliativo. Non la soluzione definita al problema della rinascita dell'economia aquilana».
L'esigenza che si avverte, sottolineata dalla Camera di commercio e dalla Confcommercio «è di un progetto complessivo, elaborato da esperti, che ridisegni il territorio aquilano individuando nuove infrastrutture e viabilità alternativa, sulla base dei quartieri abitativi che stanno sorgendo, spazi commerciali e artigianali in punti strategici e facilmente raggiungibili».
«Vogliamo riavere la nostra città», precisano, «con il suo prezioso centro storico e con le modifiche urbanistiche che necessariamente dovranno essere adottate mantenendo l'assetto originario, ma apportando al contempo tutti quegli interventi, anche drastici, utili per un'urbanizzazione post-terremoto».
Iniziative sporadiche e isolate, nel tentativo estremo da parte dei piccoli imprenditori, che nel sisma hanno perso tutto, di rimettere in piedi le attività, secondo le organizzazione di categoria non saranno sufficienti a riavviare la macchina dell'economia locale che necessita di nuovi impulsi, sulla base di un progetto «vero» di rinascita.
«Dobbiamo restituire agli aquilani e a tutti i piccoli imprenditori», concludono Rainaldi e Donatelli, «una città vivibile, funzionale, produttiva e fruibile. Interventi a macchia di leopardo non daranno, nel tempo, la giusta risposta alle esigenze degli aquilani».