Lunghe file agli sportelli Inps e a quelli dei patronati. A pochi giorni dall'inizio della sanatoria per la regolarizzazione di colf e badanti, le cui domande scadranno a fine mese, è già caos e molte sono le perplessità di datori di lavoro e soprattutto dei lavoratori. A emergere è un quadro triste e spesso paradossale della vita sociale, divisa tra chi vuole rispettare le regole e non può e chi potrebbe, ma non fa. «Nei soliti sportelli riservati - esordiscono dall'Inps - molti arrivano per chiedere chiarimenti sull'iter. Sono soprattutto extracomunitari che fanno domande su domande. Comunque c'è una buona affluenza, ma vedremo i dati finali». Alla Cisl si lavora a pieno ritmo con un flusso continuo di persone e telefonate. «Chiedono in particolare chiarimenti sui requisiti per quanto riguarda la regolarizzazione delle colf e sui certificati sanitari per le badanti - dice il responsabile dell'Anolf (Associazione nazionale oltre le frontiere), Sante Pasini, che va giù critico -. La sanatoria rischia di essere discriminante nei confronti di pensionati ed extracomunitari. Non sono ottimista su queste misure volute dal Governo per rimediare alle conseguenze dell'entrata in vigore del reato di clandestinità». Troppe le limitazioni, secondo il sindacalista, la vera causa della riduzione del numero di persone che potranno chiedere di regolarizzare una badante o un lavoratore domestico extracomunitari non in regola. Sono pochi quelli disposti a sborsare il forfait di 500 euro per regolarizzare l'assistente o il lavoratore domestico». La colpa, per Pasini, sarebbero i criteri troppo selettivi richiesti al datore di lavoro sul reddito e l'invalidità. Poche le persone con un tetto di 20 mila euro (per i nuclei familiari monoreddito) o di 25 mila (se i percettori di reddito sono più di uno. Sono invece al massimo due le badanti che possono essere regolarizzate, purché vi sia una certificazione medica che comprovi la presenza nel nucleo familiare di una persona non autosufficiente, ndr.). E Pasini aggiunge: «Ad esempio un pensionato con una pensioncina di anzianità, difficilmente riuscirà a raggiungere il tetto richiesto. Per quanto riguarda l'invalidità, si esige il riconoscimento al 100 per cento dalla Asl. Sono prerogative che possono andare per i datori di lavoro italiani, con un reddito medio o una buona pensione». Regole penalizzanti per il centro-sud, secondo il responsabile Anolf, e quindi per l'Abruzzo e per i datori di lavoro extracomunitari, che quasi mai raggiungono un reddito di 20 mila euro.
Problemi seri emergono dall'ufficio immigrazione della Cgil, guidato da Patrick Goubadia: «Alcuni datori di lavoro non vogliono regolarizzare i propri domestici. C'è addirittura chi sta facendo pagare la somma di 500 euro agli stessi lavoratori. Molti immigrati si stanno rivolgendo a noi per conoscere meglio le disposizioni di legge. Insomma ci sono tante perplessità».
Non si aspetta grandi numeri don Marco dalla Caritas: «Sono in molti che arrivano ai nostri sportelli - dice -, in particolare famiglie che chiedono spiegazioni su come organizzarsi. C'è molto interesse sull'argomento, ma non mi aspetto grossi numeri alla scadenza delle domande. Non c'è molta chiarezza. Alcuni extracomunitari percepiscono il provvedimento come qualcosa di definitivo e pensano di dover rimanere per sempre in Italia».