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Pescara, 26/04/2026
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Data: 06/09/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
«La fuga della Matex deve diventare un caso nazionale» di Paolo Castellucci (*)

La vicenda Matex deve diventare un caso nazionale e noi faremo di tutto perché non si perda un punto di qualità importante nell'apparato industriale della nostra provincia. Deve diventare un caso nazionale per diverse ragioni che mettono in evidenza una strategia che sta prendendo piede nel Paese e che riguarda le due facce della Confindustria e dell'imprenditoria nel loro modo di gestire la crisi e nel predisporsi ai "tempi migliori" con una linea di riorganizzazione produttiva che tende a ricollocare nel nord del Paese parti importanti delle loro produzioni.
La Matex, azienda del Gruppo Zegna, assume in questo contesto una rilevanza emblematica proprio per le ragioni alla base della decisione improvvisa di cessazione dell'attività, comunicata il 23 luglio alle organizzazioni sindacali.
Non parliamo di un'azienda decotta. La Matex da venti anni produce alta qualità, con costanza di utili netti al di sopra del 10% del fatturato. Dopo i primi segnali di crisi, appena poche settimane di cassa integrazione ordinaria, il cda del Gruppo Zegna decide di chiudere l'azienda di Montesilvano e di ricollocare la produzione a Trivero, in Piemonte. Tutto questo in un momento difficile della nostra regione e lasciando 47 famiglie senza alcuna prospettiva.
Ma il dottor Paolo Zegna, vice presidente della Confindustria, non è la stessa persona che invita gli imprenditori a resistere, a mantenere le "bocce ferme", che chiede aiuti aggiuntivi allo Stato per sostenere il settore per evitare di chiudere e licenziare, che chiede di aumentare la cassa integrazione ordinaria da 52 a 104 settimane per superare la crisi e sostenere i lavoratori? Non è lo stesso imprenditore che usufruirà di una parte dei 190 milioni che il governo ha messo a disposizione del sistema d'eccellenza del tessile e abbigliamento? E' un grande esempio di etica e coerenza chiedere ai propri imprenditori di resistere e nello stesso momento "fuggire" da una regione terremotata.
Noi abbiamo proposto una strada di gestione della crisi che, senza costi aggiuntivi per la Matex, possa garantire con gli ammortizzatori sociali messi a disposizione dallo Stato il sostegno al reddito per i 47 lavoratori e verificare nei prossimi 12 mesi gli eventuali segni di ripresa (già evidenziati dagli stessi dati confindustriali) e solo successivamente decidere il futuro dello stabilimento di Montesilvano.
Quello che non può essere accettato è che a Trivero si usino gli ammortizzatori sociali senza scelte traumatiche e in Abruzzo si decida di non lasciare nessuna speranza per la ripresa produttiva. Chiediamo ai parlamentari abruzzesi di far emergere nelle aule questa vicenda. Il Mezzogiorno, di cui noi "rifacciamo" parte a tutti gli effetti, si aiuta oggi nel momento in cui si programmano le strategie di ricollocazione sul mercato all'uscita dalla crisi. Domani sarà troppo tardi e l'unica strada sarà l'emigrazione sud-nord dei nostri giovani. La Matex è questo.
*Segretario provinciale Cgil
La vicenda Matex deve diventare un caso nazionale e noi faremo di tutto perché non si perda un punto di qualità importante nell'apparato industriale della nostra provincia. Deve diventare un caso nazionale per diverse ragioni che mettono in evidenza una strategia che sta prendendo piede nel Paese e che riguarda le due facce della Confindustria e dell'imprenditoria nel loro modo di gestire la crisi e nel predisporsi ai "tempi migliori" con una linea di riorganizzazione produttiva che tende a ricollocare nel nord del Paese parti importanti delle loro produzioni.
La Matex, azienda del Gruppo Zegna, assume in questo contesto una rilevanza emblematica proprio per le ragioni alla base della decisione improvvisa di cessazione dell'attività, comunicata il 23 luglio alle organizzazioni sindacali.
Non parliamo di un'azienda decotta. La Matex da venti anni produce alta qualità, con costanza di utili netti al di sopra del 10% del fatturato. Dopo i primi segnali di crisi, appena poche settimane di cassa integrazione ordinaria, il cda del Gruppo Zegna decide di chiudere l'azienda di Montesilvano e di ricollocare la produzione a Trivero, in Piemonte. Tutto questo in un momento difficile della nostra regione e lasciando 47 famiglie senza alcuna prospettiva.
Ma il dottor Paolo Zegna, vice presidente della Confindustria, non è la stessa persona che invita gli imprenditori a resistere, a mantenere le "bocce ferme", che chiede aiuti aggiuntivi allo Stato per sostenere il settore per evitare di chiudere e licenziare, che chiede di aumentare la cassa integrazione ordinaria da 52 a 104 settimane per superare la crisi e sostenere i lavoratori? Non è lo stesso imprenditore che usufruirà di una parte dei 190 milioni che il governo ha messo a disposizione del sistema d'eccellenza del tessile e abbigliamento? E' un grande esempio di etica e coerenza chiedere ai propri imprenditori di resistere e nello stesso momento "fuggire" da una regione terremotata.
Noi abbiamo proposto una strada di gestione della crisi che, senza costi aggiuntivi per la Matex, possa garantire con gli ammortizzatori sociali messi a disposizione dallo Stato il sostegno al reddito per i 47 lavoratori e verificare nei prossimi 12 mesi gli eventuali segni di ripresa (già evidenziati dagli stessi dati confindustriali) e solo successivamente decidere il futuro dello stabilimento di Montesilvano.
Quello che non può essere accettato è che a Trivero si usino gli ammortizzatori sociali senza scelte traumatiche e in Abruzzo si decida di non lasciare nessuna speranza per la ripresa produttiva. Chiediamo ai parlamentari abruzzesi di far emergere nelle aule questa vicenda. Il Mezzogiorno, di cui noi "rifacciamo" parte a tutti gli effetti, si aiuta oggi nel momento in cui si programmano le strategie di ricollocazione sul mercato all'uscita dalla crisi. Domani sarà troppo tardi e l'unica strada sarà l'emigrazione sud-nord dei nostri giovani. La Matex è questo.

(*) Segretario provinciale Cgil

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