Dopo la grande rottura dell'accordo separato firmato con Cisl e Uil, ieri un lungo colloquio. Servono impegni del governo
CERNOBBIO. La Confindustria apre alla Cgil dopo la grande rottura. Epifani non è insensibile alla ripresa del confronto ma chiede alle imprese e al governo impegni concreti per la tutela dell'apparato produttivo e dell'occupazione. A Cernobbio, nella giornata conclusiva del workshop Ambrosetti di Villa d'Este, tutti gli occhi sono puntati su Emma Marcegaglia e sul segretario del più grande sindacato italiano.
Prove d'intesa per tentare di sanare la frattura provocata dall'accordo separato sulla riforma contrattuale firmato senza la Cgil e che ha indebolito la coesione sociale nell'affrontare la crisi.
Alle 14,45 un Giulio Tremonti in maniche di camicia raggiunge il tavolo dove Epifani ed Enrico Letta hanno appena finito di pranzare e stanno sorseggiando un caffè nel ristorante di Villa d'Este. La chiacchierata dura oltre mezz'ora e cementa vistosamente la strategia dell'attenzione della parte dialogante del governo. D'altra parte poco prima, durante la conferenza stampa finale, il ministro del Tesoro era stato prodigo di complimenti verso il segretario della Cgil il cui discorso era stato definito «molto responsabile e interessante».
«Noi e la Cgil dobbiamo riunire le nostre strade, facendo prevalere le cose che ci uniscono da quelle che ci dividono». Emma Marcegalia lancia una proposta di dialogo partendo dalla situazione del Paese. Che sta uscendo dalla recessione anche se «ci vorranno degli anni per tornare ai livelli precedenti». Tuttavia «il problema dell'occupazione esiste ma non è una catastrofe» e si può affrontare «in modo pragmatico», a partire dalla richiesta di nuovi «ammortizzatori sociali e che siano messi in piedi programmi di formazione per riconvertire chi rischia di perdere il posto di lavgoro».
La presidente di Confindustria è netta nel respingere ogni ipotesi di cogestione oltre che molto fredda anche sulla questione della compartecipazione agli utili da parte dei lavoiratori: «Se si vuole affrontare il problema, la sede è la contrattazione di secondo livello». Marcegaglia si augura anche «che non ci sia nessun autunno caldo» auspicando un accordo ampio con il sindacato. Anche con la Cgil definito «un grande sindacato».
La leader di Confindustria e il segretario della Cgil si erano, poco prima, incontrati a quattr'occhi. In una saletta riservata hanno discusso per un'ora e mezza su come avviare un confronto dopo un anno di crisi e scontri.
Poco è trapelato da quel colloquio ma i diretti interessati parlano di «dialogo costruttivo». Epifani avrebbe posto dei paletti precisi chiedendo, proprio all'organizzazione imprenditoriale, «un più forte impegno nell'affrontare la crisi industriale». «Conviene a tutti affrontare la crisi più uniti- afferma - e se Confindustria fa qualche passo in avanti ne trarremo le coseguenze». Anche se l'organizzazione di viale Astronomia non può abbandonare il tanto contestato accordo seprato, si andrà avanti privilegiando una serie di trattative, contrattuali e territoriali, alle quali la Cgil non si tirerà indietro.
Su che temi? «Abbiamo un interesse comune, tra noi e le imprese, a chiedere insieme che non si licenzino i lavoratori e ci sia meno fisco sulle buste paga».
Sul modello contrattuale «che ci divide», Epifani mantiene la critica e attende proposte. Ma la priorità dell'autunno e dell'inverno «è la difesa del lavoro e dell'occupazione perchè se chiudono aziende e i lavoratori perdono il lavoro c'è desertificazione produttiva e industriale e il futuro del paese è a due velocità».