ROMA La crisi economica è cominciata da un pezzo, ma per chi vive del proprio lavoro il peggio deve ancora arrivare. Il peggio è previsto per i prossimi mesi: imprese che chiudono o che riducono gli organici, lavoratori in cassa integrazione, giovani e precari che perdono ogni speranza di trovare un posto. Siamo alla vigilia di una stagione cupa, ne sono convinti tutti, il governo e l'opposizione, i sindacati e gli industriali. Ed è su questa convinzione comune che forse potrebbe fondarsi quella unità d'intenti auspicata ieri da Epifani, quel «mettere insieme le forze» ipotizzato ieri dalla Marcegaglia.
Gli economisti dicono che l'occupazione è un lagging indicator, un indicatore ritardato. Significa che l'aumento o il calo degli occupati si registrano in genere con qualche mese di ritardo rispetto all'andamento del pil. Se il pil è crollato ieri, il crollo dell'occupazione parte adesso. Renato Brunetta (che prima di fare il politico era un economista del lavoro) ha azzardato addirittura una misura precisa: secondo lui il ritardo è di sei mesi. «La svolta del reddito dice Brunetta è in corso ma il mercato del lavoro regisce con sei mesi di ritardo. Ne deriva che adesso dal punto di vista occupazionale stiamo vivendo, sebbene il reddito vada meglio, le dinamiche del reddito di sei mesi fa, cioè nel pieno della caduta».
Un primo consistente calo dei posti di lavoro in realtà c'è già stato. Le rilevazioni dell'Istat mostrano che fra l'ultimo trimestre del 2008 e il primo del 2009 ci sono 383 mila occupati in meno. Un calo così drastico non si vedeva da quattordici anni. I disoccupati sono ormai quasi 2 milioni. Il tasso di disoccupazione è ormai all'8%, è tornato cioè ai livelli del 2005, il minimo storico che si era raggiunto appena due anni fa (5,6%) è un ricordo lontano.
Le previsioni per il futuro sono pessime. La Confindustria si aspetta di arrivare all'8,6% alla fine di quest'anno, e al 9,3% nel 2010. Ancora più nere le stime dell'Ires, l'istituto di ricerche della Cgil: alla fine dell'anno prossimo si toccherà il 10,7% di disoccupazione. In termini di persone, significa che ci saranno 2 milioni e 900 mila disoccupati. Oltre un decimo della forza lavoro nazionale sarà in cerca di un impiego. I più colpiti saranno inevitabilmente i giovani. Stando alle previsioni dell'Ires, nel 2010 i disoccupati sotto i 35 anni di età saranno 640 mila in più rispetto al 2008.
L'Italia che entra nel nuovo decennio fa i conti con un vecchio male come la disoccupazione, che sembrava appartenere al passato. E dovrà convincerci finché non si avrà una ripresa dell'economia. Considerando che per il 2010 il pil è previsto non più in discesa, ma neanche in risalita, gli italiani devono prepararsi: con ogni probabilità, sarà una convivenza lunga.