E lui replica: non vogliono il confronto sul biotestamento
ROMA. Dopo Boffo, nel centrodestra esplode la «bomba» Fini. Il livello dello scontro sale ma il copione non cambia. Nel mirino di Vittorio Feltri (ma anche di Umberto Bossi) questa volta entra la terza carica dello Stato, colpevole di muoversi con troppa autonomia su temi delicatissimi come il voto agli immigrati alle amministrative o il testamento biologico. Una fuga dalla linea del governo che finisce per innervosire il Cavaliere. E subito partono le «randellate» di Feltri, che usa il Giornale per regolare i conti nel Pdl e mettere in riga gli esponenti di An che osano contestare la linea di Forza Italia. Se si aggiunge che Bossi a Fini gli dà del «matto», il quadro è completo.
A dar fuoco alle polveri è un editoriale con cui Feltri definisce «vergognoso» il comportamento del presidente della Camera, che sulla vicenda Boffo parlò di «killeraggio». Poi parte l'accusa di aver «cambiato posizione sui gay» e di voler «mirare al Quirinale» perché «la successione a Berlusconi avverrà con una gara cui si è iscritta una folla». Feltri chiede a Fini se «è ancora di destra» o se si è fatto «scavalcare da Berlusconi» e chiude l'editoriale con un «consiglio non richiesto» che fa saltare sulla sedia la terza carica dello Stato: «Rientra nei ranghi. Torna a destra per recitare una parte in cui sei più credibile; non rischierai più di essere ridicolo come lo sei stato negli ultimi tempi».
Berlusconi è d'accordo? Fino al tardo pomeriggio a rispondere al Giornale sono solo i finiani e gli esponenti di An che non accettano lezioni da Feltri. Poi, in serata, quando la frattura nel Pdl assume proporzioni allarmanti, il presidente del Consiglio decide di prendere le distanze. E lo fa, come per il caso Boffo, in modo formale. «Come si può ben immaginare» dice Berlusconi «non ero a conoscenza dell'articolo del dottor Feltri sul presidente Fini apparso oggi sul Giornale, articolo di cui non posso condividere il contenuto. Confermo invece al presidente Fini la mia stima e la mia vicinanza».
Incidente chiuso? Per Gianfranco Fini quell'invito a «rientrare nei ranghi» è un «attacco politico» sferrato dal quotidiano della famiglia Berlusconi. E la risposta è una lunga nota con la quale il presidente della Camera definisce inaccettabile il tentativo di trasformare il confronto politico in una «rissa permanente» portata avanti «unicamente con slogan propagandistici». Il contrario, insomma, di chi si aspetta un «confronto sulle idee» e una «discussione nel merito» delle proposte.
L'ultimo attacco del Giornale non preoccupa solo l'opposizione (Bersani parla di un «violento richiamo all'ordine») ma anche gli esponenti di An e chi legge dietro l'affondo di Feltri l'inizio di un regolamento di conti nel Pdl. Italo Bocchino ricorda che Fini, secondo i sondaggi, è il politico più amato dagli italiani dopo il capo dello Stato mentre Francesco Storace (La Destra) non ha dubbi: «E' cominciata l'operazione per far fuori Fini».