L'irritazione del presidente della Camera: ci sono problemi politici
ROMA. Tra Berlusconi e Fini ormai è scontro aperto. Dopo l'editoriale del Giornale con cui Vittorio Feltri ha ufficialmente dato il via al regolamento di conti nel Pdl, il Cavaliere getta acqua sul fuoco.
Poi Berlusconi assicura: «Con Fini è tutto a posto. Non c'è nulla». Ma le sue parole irritano il presidente della Camera, che non nasconde il fastidio per come il Pdl sta gestendo questa fase e per come si sta muovendo il governo.
Dopo aver letto la dichiarazione del Cavaliere, Fini affida al suo staff un telegrafico messaggio che fa capire chiaramente quale sia lo stato dei rapporti con palazzo Chigi. «Non è tutto a posto. I problemi politici rimangono ed è paradossale che Berlusconi li neghi», taglia corto il presidente della Camera, e annuncia che dirà cosa pensa sulla maggioranza al seminario del Pdl in programma per domani a Fiuggi.
Nel frattempo, secondo un copione ormai consolidato, il Cavaliere se la prende con Repubblica e con i giornali che pubblicherebbero frasi «mai dette né pensate». «Speravamo che alla ripresa di settembre questo malvezzo fosse finito ma dobbiamo constatare che purtroppo non è così», si legge in una nota di palazzo Chigi. Poi, in serata, Bossi fa sapere che durante la tradizionale cena del lunedì ad Arcore avrebbe consigliato al premier di bloccare l'offensiva del Giornale.
«Meglio che Feltri abbassi un po' i toni, altrimenti ci sarà uno scontro al giorno», fa notare il Senatùr. Ma il Cavaliere alza le spalle e fa capire che Feltri ha mano libera: «Che colpa ne ho io? Tutti conoscono come è fatto... So solo che prima il Giornale era fortemente in perdita e ora da 120 mila è passato a 200 mila copie».
Le tesi di Fini sono in minoranza nel Pdl? A giudicare dalla freddezza con la quale gli ex colonnelli di An hanno difeso il loro presidente dagli attacchi del Giornale, sembrerebbe di sì. A schierarsi con il presidente della Camera sono solo Andrea Ronchi, Giorgia Meloni, Italo Bocchino e qualche altro esponente di An. Tiepidi sono i commenti che giungono da Ignazio La Russa mentre Maurizio Gasparri si limita a precisare che nel Pdl c'è «pluralismo». Gli attacchi più pesanti partono da Forza Italia e dalla Lega. Daniele Capezzone non nomina Fini ma fa un pubblico elogio di Vittorio Feltri: «E' un autentico fuoriclasse del giornalismo italiano, come Montanelli». Osvaldo Napoli si chiede invece se Fini «vede i problemi nel Pdl o li prevede» mentre il leghista Mario Borghezio assicura che Fini «è rimasto solo».
L'unica a difenderlo in modo convinto è Alessandrea Mussolini, che uscì da An prioprio perché non era d'accordo con la politica dell'allora presidente. Adesso, invece, tutto è cambiato: «Fini è fondamentale in questa fase. Il presidente della Camera ha tutto il diritto di esprimere la sua opinione mentre Bossi va arginato, se necessario, anche con il filo spinato...». Nell'opposizione ad attaccare il premier è Massimo D'Alema: «Berlusconi è l'uomo del conflitto. Fomenta risse». Antonio Di Pietro chiede invece al Cavaliere di spiegare in Parlamento qual è la linea del governo su immigrazione e i diritti civili. Quel che è certo è che Vittorio Feltri non teme di essere licenziato: «Sto portando risultati eccellenti e se mi cacciassero sarebbe stravagante...».