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Pescara, 26/04/2026
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Data: 10/09/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Servizi locali, più spazio ai privati. Potenziato il ricorso alle società miste, al socio non pubblico almeno il 40%. Il governo interviene con un decreto legge per sbloccare la riforma approvata un anno fa e mai attuata

ROMA La liberalizzazione dei servizi pubblici locali fa un passo avanti, nel segno dell'apertura ai privati. La riforma era stata votata nel giugno dello scorso anno, con la cosiddetta "manovra triennale" che aveva inaugurato l'azione del governo Berlusconi. Ma quella norma, l'articolo 23 bis della legge 133, era rimasta di fatto inattuata in attesa di un regolamento mai emanato. Quindi non era cambiato nulla nelle modalità con cui Comuni, Provincie e Regioni scelgono i soggetti a cui affidare la gestione della fornitura di elettricità, acqua, del trasporto pubblico o di altri servizi.
Ora il governo ha deciso, visti i vari dubbi interpretativi, di intervenire con un'altra legge: questo anche con l'obiettivo di adeguare la disciplina all'ordinamento comunitario in materia. Nel comunicato di Palazzo Chigi si legge che le novità puntano a «incrementare la spinta liberalizzatrice in un quadro regolatorio certo e chiaro, che incentiva l'iniziativa dei soggetti privati, riduce i costi per le pubbliche amministrazione e garantisce la migliore qualità dei servizi resi all'utente».
Il punto più delicato su cui il decreto interviene riguarda la "gara a doppio oggetto", ossia la procedura in cui il servizio viene affidato ad una società mista pubblico-privata e la stessa scelta del socio operativo è oggetto di gara. Ora questo tipo di affidamento rientrerà tra le modalità ordinarie, e il socio privato dovrà avere una partecipazione non inferiore al 40 per cento. Presumibilmente quindi diventerà più frequente la situazione in cui la vecchia "municipalizzata" deve aggregarsi con un socio privato. Proprio questa modifica non è stata salutata con particolare favore da Federutility, federazione che riunisce le imprese dei servizi idrici ed energetici. «Non è sufficiente privatizzare per ottenere un miglioramento del servizio ed effetti virtuosi per i cittadini, servono politiche industriali ed una capacità di programmazione ed investimento» ha detto il presidente Roberto Bazzano.
Altri chiarimenti inseriti nel decreto riguardano l'affidamento "in house" cioè a società interamente possedute dall'ente locale: potrà essere deciso solo quando è effettivamente impossibile il ricorso alla gara.
Il Consiglio dei ministri ha poi approvato l'armonizzazione del trattamento fiscale tra fondi italiani ed esteri, con aliquota al 12,5 per cento.
Fumata nera invece sul regolamento che dovrà dare attuazione al tetto sulle retribuzioni dei dirigenti pubblici: la discussione è stata aggiornata viste le molte richieste di ulteriori deroghe da parte dei vari ministeri.








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