ROMA. Settecento mila posti di lavoro persi dall'ultimo trimestre 2008, una contrazione del Pil del 4,8% per il 2009 e dei consumi dell'1,7%. Cassa integrazione al picco. Il Centro studi Confindustria mette in fila i pesantissimi numeri della crisi, rivedendo però al rialzo le previsioni economiche di giugno e stimando una lieve crescita del Pil per il 2010 dello 0,8% grazie al riavvio del commercio mondiale.
«Siamo fuori dal tunnel della recessione, il peggio è passato - commenta la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia - ma la crescita sarà lunga e difficoltosa». Comunque, aggiunge, le imprese non possono «rassegnarsi ad una previsione di crescita dello 0,2%», come prevede il ministero dell'Economia, «perché sarebbe un depauperamento vero del Paese».
Confindustria stima che nel corso di quest'anno siano stati 577 mila i posti di lavoro cancellati e altri 120 mila saranno persi il prossimo anno. La domanda di lavoro potrà crescere solo dal 2010 perché, sin da ora, le imprese stanno riducendo l'input del lavoro a un ritmo più alto del calo di attività. La cassa integrazione ha raggiunto i massimi livelli con un picco tra maggio e luglio. Gli analisti di Confindustria non si fanno illusioni e prevedono «un maggior peggioramento del mercato del lavoro» soprattutto in quei settori industriali dove sono in corso ampie e pesanti ristrutturazioni.
La ripresa, spiega il responsabile del Centro studi, Luca Paolozzi, si conferma «lenta e lunga e perciò insidiosa». Essere fuori dalla recessione significa star «ancora dentro le conseguenze della crisi». Paolozzi ammette che in alcuni settori il recupero dei livelli di produzione «potrebbe non avvenire mai».
Emma Marcegaglia conferma la situazione di miglioramento e ammette che «la crisi non è finita».
Perché ora ci saranno «da gestire alcuni mesi un po' complicati dal punto di vista dell'occupazione. Serviranno grandi ristrutturazioni, riconversioni e cambiamenti anche nella politica degli imprenditori». Ma per tornare alla situazione pre crisi «4-5 anni sono tempi biblici, troppo lunghi».
L'occupazione resta uno dei problemi centrali anche se i posti di lavoro persi in Italia sarebbero inferiori a quelli degli altri paesi, assicura la leader confindustriale. Il punto debole è l'11% di calo della produttività. In questa situazione la discussione sulla partecipazione dei dipendenti agli utili delle imprese dovrebbe essere spostata nella contrattazione di secondo livello. Fermo restando il no di Confindustria alla cogestione. Alla presentazione del documento è intervenuto anche l'ex presidente del consiglio Romano Prodi («mi avete invitato dopo 20 anni» ha chiosato) che ha chiesto il sostegno alla manifattura perché «è l'unica voce che abbiamo nel mondo, il resto non c'è». Poi ha scherzato con il ministro Sacconi presente all'incontro: resta qui, gli ha detto, non andare in consiglio dei ministri «a fare danni».