Il Piano industriale 2009-10 della sanità teramana «toglie da una parte, aggiungendo all'altra». Tanto che i servizi ospedalieri e il personale «vengono semplicemente spostati da un presidio all'altro, conservando, di fatto, lo status quo della sanità teramana». La considerazione è di Cgil e Fp-Cgil di Teramo che criticano fortemente la misura, approvata dal commissario Redigolo, e definita da viale Crispi come «estremamente vaga». Il piano prevede inoltre l'ipotesi di privatizzare il presidio di S.Omero e «di tenere in fin di vita» Giulianova ed Atri, in attesa della nuova struttura ospedaliera adriatica. Il sindacato esprime dubbi sul centro vibratiano che comporterebbe tra l'altro il taglio di 170 posti letto: «Ben vengano gli imprenditori ma che non siano assistiti dai soldi pubblici». «E poi chi godrà del guadagno dei tagli?» si chiede la Cgil. In ballo anche il futuro del presidio di Atri: «Che fine farà?». Viale Crispi si pone infine due quesiti: «Come si incastrano i Piani industriali aziendali con la sperimentazione in Abruzzo del modello lombardo che prevede il taglio di 2.000 posti letto? Chi mente? E dove finiranno i soldi derivanti dalla vendita dell'ex manicomio?».