PESCARA. Alla fine in sindacati hanno deciso. Lo sciopero generale del 25 novembre avrà anche una coda, una lunga coda, dedicata alla "vertenza Abruzzo". Nella regione le 4 ore dello sciopero nazionale diventeranno otto, l'intera giornata. Lo hanno deciso le segreterie regionali di Cgil, Cisl, Uil al termine di una riunione che si è svolta venerdì pomeriggio a Pescara. La protesta si svolgerà contemporaneamente allo sciopero nazionale di 4 ore sulla Finanziaria e ha l'obiettivo di ottenere risposte efficaci contro la crisi in atto nel settore produttivo e di rilanciare la vertenza Abruzzo. La manifestazione regionale si svolgerà all'Aquila, nella cui provincia sono concentrate le vertenze più pesanti e delicate dell'industria abruzzese, a cominciare dal polo elettronico. «Il confronto e la concertazione, oltre che sui punti della piattaforma sopra indicata», hanno affermato i segretari regionali dei sindacati Franco Leone (Cgil), Gianni Tiburzi (Cisl), Roberto Campo (Uil), «dovranno dispiegarsi sull'insieme dei temi di rilevanza regionale: dalla riforma della pubblica amministrazione alle politiche sociali; dal contrasto alla povertà all'ampliamento del welfare sociale e alle politiche di sostegno ai pensionati e agli anziani; dall'integrazione tra sociale e sanità alle azioni per combattere il lavoro precario, nero ed irregolare; dai trasporti alla scuola e alla formazione». Una prima assemblea unitaria di preparazione allo sciopero è stata convocata per lunedì 14 novembre a Pescara. Sul tavolo l'insieme dei problemi regionali, la piattaforma nazionale e regionale dello sciopero del 25. Si parlerà molto anche del rapporto dei sindacati con la Regione, verso la cui azione sono critici soprattutto Cisl e Uil. Per toccare con mano la gravità della situazione è sufficiente scorrere le cifre che ha dato recentemente il Comitato per l'occupazione che siede a Palazzo Chigi. A giugno 2004 le vertenze abruzzesi all'esame del comitato Borghini erano sei per un totale di 2.103 addetti, con 80 esodi e 880 in Cigs. La regione è la quarta in Italia per numero di vertenze arrivate sul tavolo nazionale. Al primo posto è il Lazio (16 aziende con un totale di 3.301 addetti), segue la Campania (13 aziende con 3.590 addetti) e la Calabria (11 aziende con un totale di 1.717 addetti); segue l'Abruzzo a parità con la Puglia con sei vertenze. Ma si tratta solo della punta dell'iceberg, perché non tutte le vertenze arrivano sul tavolo romano e perché da giugno a oggi si è allungato l'elenco delle aziende entrate in crisi, o che hanno denunciato un aggravamento della crisi, dalla Golden Lady di Gissi, allo stabilimento Crodo di Sulmona.