ROMA Lo strappo adesso è formalizzato: sciopero nazionale di otto ore il 9 ottobre. La Fiom, dopo la rottura delle trattative per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici, decide di alzare il livello dello scontro con Federmeccanica. E, per la verità, anche con le altre organizzazioni sindacali. Gianni Rinaldini, il leader delle "tute blu" della Fiom/Cgil, è stato assolutamente esplicito, al termine del Comitato centrale: «Se c'è un accoglimento da parte di Federmeccanica della proposta che abbiamo fatto, c'è una possibilità di revoca dello sciopero». Insomma, o gli industriali accettano le nostre richieste o lo sciopero sarà confermato. Quelle richieste che la stessa Federmeccanica, in occasione del primo incontro negoziale, aveva definito «un foglietto con quattro slogan».
Difficile, come è immaginabile, pensare di ricucire lo strappo e riportare tutti al tavolo. Eloquente il primo commento venuto dalla Fim/Cisl: «La decisione della Fiom è sbagliata, solitaria e lontana dai bisogni dei lavoratori. E' una decisione rivolta contro gli altri sindacati piuttosto che verso Federmeccanica». Per la Uilm si tratta di un regolamento interno di conti in vista del congresso della Cgil. Secondo l'Ugl «non è il momento di scioperare». Nessun commento da parte della federazione degli industriali che ha comunque confermato che una risposta arriverà direttamente al tavolo il 17 settembre prossimo.
Rinaldini non ha voluto anticipare se il prossimo sarà o meno un "autunno caldo": «Penso che la situazione è drammatica per tutti quei lavoratori che si ritrovano con le fabbriche chiuse quando sono in ferie e questo sì che è un autunno caldo». Comunque la posta in ballo va oltre la semplice partita sui metalmeccanici. Sarà un test per verificare l'applicabilità del nuovo modello contrattuale che la Cgil osteggia e che le altre organizzazioni vorrebbero veder finalmente partire.