L'ennesimo ribaltone legislativo approvato per decreto dal governo ha riporto d'attualità la questione delle gare nei servizi pubblici, e quindi anche nel trasporto. Sempre che non sia considerato un settore speciale, come già era successo negli anni scorsi, e quindi espunto dalla normativa generale che obbligava a svolgere gare per l'affidamento dei servizi. Poi, lo ricorderete, il legislatore cambiò di nuovo idea generalizzando la pratica dell'in house come sistema standard per le concessioni. Ora la notizia non è tanto che dovrà andare a gara il servizio, o quantomeno il 40% dei pacchetti azionari delle aziende pubbliche con obbligo di gestione operativa affidata al privato. La notizia è che il pendolo è di nuovo tornato a oscillare a favore dei privati, ma che nulla esclude che in Parlamento, dove il decreto dovrà essere convertito in legge, non torni di nuovo dal lato del cosidetto socialismo municipale. Dal punto di vista politico si segnala l'accordo raggiunto con la Lega, che in passato era stata uno dei più fieri sostenitori delle gestioni pubbliche territoriali. Ma ciò non implica necessariamente che basti, visto che in passato si sono create maggioranza trasversali sugli emendamenti che riportavano sotto il cappello pubbico la gestione dei servizi locali. Chi segue questa normativa da anni di sicuro avrà un senso di straniamento. Questo avanti e indietro fra privatizzazioni e pubblicizzazioni, fatto senza precedenti, dimostra quanto forti e articolate siano le lobby e quanto corposi siano gli interessi in gioco. Ma l'unico risultato che si è ottenuto è che le nostre aziende pubbliche sono nani in un territorio mondiale popolato da giganti. Complimenti.