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Pescara, 26/04/2026
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Data: 16/09/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Berlusconi apre le case degli onnesi. Il premier protagonista nel nuovo villaggio realizzato dai trentini. Urla e striscioni contro Berlusconi.

L'AQUILA. Prigioniero dei suoi stessi annunci (il primo maggio disse: il 10 settembre case pronte in 14 aree) il premier, pur di non sforare con le date, mette cappello sulle casette di legno degli onnesi. Degli onnesi e dei trentini, degli umbri e della Croce Rossa che ci ha messo i soldi. E consegna lui, sotto i riflettori della «terza camera», il «Porta a Porta» dell'aquilano Vespa, l'asilo di Giulia e le prime chiavi della prima casa di «Onna Nuova». Poi, non gli pare vero quando sente il saluto dell'arcivescovo Molinari che è, per tre quarti, un inno a Berlusconi. Ecco, allora, che il capo del governo, che davanti all'asilo era rimasto zitto, si riprende la scena, prima di rinunciare alle altre due consegne perché tira aria di contestazione.
«OLTRE LA MORTE». Bertolaso lo ripete al microfono mentre cerca di gestire al meglio la calca che si affolla davanti al nuovo asilo. Ma che non è una festa lo capisci senza che nessuno te lo dica. Ci sono le nuove case. Sono belle, sì, nessuno lo può negare. Ci sono i fiori alle finestre, col frigo pieno di minestre in busta e la dispensa pure, con lo spumante Martini, i dolci Aveja, il torrone Nurzia, le pile di asciugamani immacolati, ma senza iniziali, e il biglietto autografo di Berlusconi. Stanotte tre famiglie potranno già dormirci. Alle altre 91 toccherà domani. Ma c'è poco da festeggiare, sì, per chi nel terremoto ha perso tutto, il sangue del proprio sangue, le case, il paese, il passato e il futuro. E allora il palchetto, le transenne, le scorte, le auto blu, i cordoni di polizia, i lenzuoli bianchi con su scritto «E agli altri chi ci pensa?» sono tutto un contorno di cui gli abitanti di questo «paese nuovo» avrebbero fatto volentieri a meno. Ma non riescono, no, a fermare la giostra. E allora, almeno, gli onnesi facciamoli passare avanti, come dicono e ridicono al microfono. Ma chi li sente? Ha la faccia scura, tirata, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi quando arriva, poco dopo le 15, e depone una corona d'alloro, anturium e rose bianchi e rossi sotto all'albero della memoria, l'acero che ha dato ombra alle 41 vittime estratte dalle macerie. Poi s'infila nella prima delle casette, si dà una rinfrescata e si cambia d'abito, pronto a uscire giusto giusto davanti ai comitati di cittadini che lo contestano. Legge gli striscioni, sente la gente che lo chiama e gli chiede di fermarsi. Ma lui tira dritto e guadagna il palchetto dove lo aspettano, tra gli altri, Bertolaso, il giornalista Giustino Parisse, Franco Papola dell'Onna onlus, Angela Bove mamma della studentessa morta Giulia Carnevale, il presidente della Regione Gianni Chiodi, il sindaco Massimo Cialente, la presidente della Provincia Stefania Pezzopane, il presidente della Provincia autonoma di Trento Lorenzo Dellai, l'arcivescovo Giuseppe Molinari. Qui le parole di mamma Angela fanno sciogliere anche i muri tirati su nuovi di zecca. «Con questo asilo andiamo oltre la morte. Giulia era nata ad Arpino 22 anni fa. Era gioviale, sempre allegra, disponibile con tutti, bravissima a scuola. Dopo il liceo Classico ha scelto Ingegneria all'Aquila. Era al quarto anno. Amava la vita, ma il terremoto ha spezzato i suoi sogni, i suoi progetti. Lei ci ha lasciato quest'opera. Il progetto dell'asilo l'abbiamo scoperto nel computer ritrovato in macchina. È bello vederlo realizzato. Oltre la morte».
«RISPETTATECI». Da una mamma a un padre. Giustino Parisse chiude il suo discorso scandendo bene queste parole: «Rispettate il nostro dolore, rispettate la memoria di chi ci ha lasciato». Le pareti dell'asilo sono di vetro e si vede tutto. Fuori si parla di morte e lì dentro tanti piccoli frugoletti si stanno rotolando ormai da ore tra i giochi. In libreria sono già pronte le fiabe di Alì Babà e i 40 ladroni, i Musicanti di Brema e il Gatto con gli stivali. E c'è pure la Bibbia a fumetti. Restando in tema, parola all'arcivescovo Molinari. «Carissimo presidente, un augurio affettuoso anche per Lei. Il Vangelo condanna chi chiacchiera e non fa concretamente. E lo stesso Vangelo loda chi alle chiacchiere sostituisce fatti concreti. Io le auguro di poter continuare a fare del bene non solo alla nostra terra così devastata e così provata ma anche a tutta la nostra bellissima e amatissima nazione: l'Italia. Alla gente umile e semplice, che è poi la migliore e la più numerosa dell'Aquila, dell'Abruzzo e dell'Italia intera, non interessano le chiacchiere sterili della politica. Questa nostra gente desidera solo ciò che serve a una vita dignitosa, tranquilla e sicura. A questa nostra gente interessa il lavoro, una giustizia che funziona, un'amministrazione pubblica che non diventi mai

I ragazzi dei comitati cittadini bloccati all'ingresso del paese, ma la protesta è andata comunque in scena

Urla e striscioni contro Berlusconi. Da Castelnuovo a Tempera la contestazione dei «terremotati di serie B»

L'AQUILA. Hanno cercato di tenerli fuori, lontani dalle tante telecamere e dai flash dei fotografi accalcati in attesa dell'arrivo del premier Berlusconi. I ragazzi dei comitati cittadini, «armati» di striscioni, hanno rumoreggiato a lungo guardati a vista dalle forze dell'ordine. Poche decine di manifestanti bloccati lì al bivio di Onna, a soli 200 metri dal «villaggio» realizzato di fronte al vecchio borgo ridotto a un cumulo di macerie.
«Una sola grande opera: ricostruire L'Aquila dal basso» e ancora «L'Aquila riparte con i cittadini sparsi in ogni parte?». Questi, due degli striscioni esibiti all'ingresso del paese. E lungo quei duecento metri, altri «lenzuoli» di protesta anche contro la scelta di annullare il programma «Ballarò» a vantaggio di «Porta a porta».
«Prima terremotati, poi ostaggi mediatici. Grazie Vespa». Così i comitati, nati all'indomani del 6 aprile, hanno accolto il giornalista della Rai. Qualcuno è, però, riuscito ad aggirare i controlli e a farsi trovare davanti alle prime villette di legno, realizzate dalla Provincia autonoma di Trento con i fondi della Croce Rossa, proprio all'arrivo del presidente Berlusconi seguito dal solito corteo di auto blu. Un blitz attuato da un gruppetto di donne di Tempera, un'altra delle frazioni del comune dell'Aquila dove tanti sono stati i danni provocati dal terremoto.
«Tempera. Dove andremo a settembre? No alle deportazioni». Così lo striscione tenuto bene, e a lungo, in vista. «Non è giusto puntare i riflettori solo su un paese» hanno commentato. «Anche noi avevamo chiesto le case di legno, ma nessuno ci ha ascoltato. Ed ora dovremo aspettare chissà quanto per poter avere gli alloggi del progetto Case». Tra la folla ondeggiante al passaggio del premier, rigorosamente scortato dalle guardie del corpo, qualcuno è riuscito ad alzare un altro cartello. «Castelnuovo ringrazia per il nulla». Altri hanno tirato su un lenzuolo con su scritto «terremotati di serie B, tante grazie presidente». Una sorta di «guerra tra poveri» che qualcuno aveva già preventivato, quando è stato chiaro che non ci sarebbero state case a sufficienza per tutti e che, comunque, i tempi di attesa per alcuni sarebbero stati più lunghi che non per altri.
E la voce dei manifestanti, riusciti ad entrare alla spicciolata nella «nuova Onna» passando per i campi, si è fatta sentire alla fine quando Berlusconi ha consegnato la prima casa a una delle 94 famiglie di Onna. Qualcuno ha intonato un «Vergogna, vergogna». E c'è chi gli ha dato del «pedofilo». Voci che i fan del Presidente, incitati anche da un uomo del suo entourage, hanno cercato di sovrastare con applausi e una serie di «viva Silvio».
Un parapiglia, con tanto di siparietto finale di cui è stato protagonista un uomo che, superando il cordone di sicurezza, è riuscito ad abbracciare e sollevare il suo leader al grido di: «Sono 50 anni che lotto contro il comunismo». Berlusconi ha commentato con un «bravo». I manifestanti con un «fatti ricoverare!».

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