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Data: 17/09/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
In pensione con 40 anni di contributi, protestano i sindacati degli statali

ROMA Nella pubblica amministrazione è cominciata la stagione dei prepensionamenti. Era già stata avviata l'anno scorso, con la norma che prevede la possibilità di mandare a riposo chi ha maturato 40 anni di contributi. Un mese fa poi è entrata in vigore la nuova norma, che amplia la portata del provvedimento: le amministrazioni non solo possono mandare a casa i dipendenti con 40 anni di contributi, ma possono includere nel conteggio anche gli anni riscattati del militare e della laurea. Una differenza che fa crescere notevolmente il numero degli interessati.
Ieri il ministro Renato Brunetta ha emesso una circolare che riassume quanto scritto nella legge. E ha offerto così l'occasione ai sindacati per protestare. Questa volta non protesta solo la Cgil, che già aveva fatto sentire la sua voce contro questa misura, ma anche la Cisl e la Uil.
Per la Cisl parla Pierpaolo Baratta, segretario confederale. Baratta confessa «un certo stupore» di fronte alla norma. E spiega i motivi della sua «perplessità». Primo, la discriminazione che si compie prevedendo il pensionamento obbligatorio per tutti i dipendenti pubblici ma non per professori universitari, magistrati e primari d'ospedale. Secondo motivo di perplessità, il fatto che le amministrazioni possono decidere chi mandare in pensione in modo discrezionale. Baratta perciò si augura che Brunetta indichi «criteri oggettivi di cui le amministrazioni dovranno tener conto».Per la Uil, il segretario della Fpl (il sindacato degli enti locali) Giovanni Torluccio si chiede: «A chi giova questo massiccio turn over?». Anche secondo il sindacalista della Uil «l'aspetto più preoccupante è che il prepensionamento rischia di essere oggetto del potere discrezionale di ogni singola amministrazione senza che la normativa specifichi criteri oggettivi».
Infine la Cgil. Per il responsabile dei settori pubblici Michele Gentile, con la norma sui 40 anni «si mettono insieme esigenze contabili con uno smaccato spoils system». Inoltre Gentile sostiene che la misura «è anche di dubbia costituzionalità, perché non tiene conto delle modifiche che una legge successiva ha introdotto su questa norma».
Intanto va avanti, con nuovi episodi, la polemica a puntate innescata dalla copertina del settimanale "L'espresso" intitolata «Bluff Brunetta» . Chi apre il sito internet della Funzione pubblica (www.funzionepubblica.it) da ieri si trova davanti a una massiccia documentazione fornita dal ministro per ribattere alle argomentazioni del settimanale. La pagina web è denominata: «Il bluff de L'espresso». Così Paolo Nerozzi, senatore del Pd, ha denunciato: «È francamente sconcertante l'utilizzo indebito, ovvero privato, del sito ufficiale del ministero». Replica del ministro: «Si tratta della difesa dell'operato non della "persona" Renato Brunetta, ma del ministro Brunetta e di tutti gli uffici di Palazzo Vidoni».

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