Rinviata la decisione per donne incinte e bimbi sopra i 6 anni
ROMA. Sarà fornito alle Regioni nei prossimi giorni l'elenco dettagliato delle categorie di popolazione da vaccinare, non appena possibile, contro il virus pandemico AH1N1. È questo uno degli argomenti affrontati nel corso della riunione tenutasi ieri fra e gli assessori regionali alla Sanità e il viceministro del Welfare, Ferruccio Fazio.
Ma la discussione, finalizzata alla verifica delle ordinanze ministeriali sinora emesse, ha riguardato anche la data di inzio della campagna vaccinale che alcune regioni vogliono omogenea per tutto il territorio nazionale, le misure che potranno essere adottate nelle scuole per contenere i contagi, il potenziamento della risposta medica. Nessuna decisione definitiva, nonostante il Consiglio superiore di sanità abbia sciolto tutte le riserve, è stata presa invece sulla vaccinazione per i bambini dai 6 mesi in su e per le donne in gravidanza. La questione sarà affrontata in una nuova riunione dell'unità di crisi convocata per mercoledì 23 settembre. In quella sede saranno prese decisioni anche sulla possibilità di covaccinare - tanto per l'influenza stagionale quanto per il virus pandemico - alcune fasce di popolazione a rischio.
Nonostante gli auspici della Commissione europea, tuttavia, i tempi per ottenere i vaccini si stanno dilatando a causa dei test e delle sperimentazioni necessarie a ottenere l'autorizzazione al commercio da parte dell'Emea, la commissione europea per il farmaco. E non è affatto sicuro che le campagne vaccinali possano effettivamente cominciare nei tempi utili. «Nella migliore delle ipotesi - ha detto ieri il presidente di Farmindustria Sergio Dompè - le prime scorte saranno distribuite a partire dalla seconda metà di ottobre. Ma nonostante lo sforzo delle aziende che si stanno impegnando 24 ore su 24, 7 giorni su 7 con tre turni di lavoro, vi è anche l'ipotesi meno favorevole che le consegne non arrivino prima degli inizi dicembre. E questo perché i vaccini sono farmaci che devono essere prodotti con tutti i controlli possibili».
«Controlli e test clinici che occupano il 70 per cento del tempo di produzione», ha spiegato Dompè sostenendo che su questa pandemia si sta facendo eccessivo allarmismo. «Io non rientro in una categoria a rischio e non mi vaccinerò», ha aggiunto il numero uno di Farmindustria che pur ritenendo «improbabile» il raggiungimento di un picco del 30 per cento di italiani colpiti (frangente in cui si creerebbero problemi alle attività produttive), ha comunque chiesto che il vaccino sia somministrato in prima battuta anche agli addetti alla produzione farmaceutica.
Proprio ieri, intanto, Parigi ha annunciato che in Francia l'epidemia è cominciata. Nel Paese, compresi i territori d'oltremare, sono stati registrati 103.000 casi con 27 decessi. «I casi di influenza sono raddoppiati rispetto la scorsa settimana e da oggi possiamo parlare di epidemia», ha detto il ministro della Sanità Roselyne Bachelot.