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Pescara, 24/04/2026
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17/09/2009
Il Messaggero
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Ocse, allarme disoccupazione: in Italia il peggio deve arrivare
Verso 57 milioni di disoccupati. Nel nostro Paese si rischia un tasso del 10,5% |
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ROMA La sintesi è chiara: «Esistono crescenti segnali di un possibile superamento della fase peggiore della crisi e dell'avvicinarsi di una ripresa. Tuttavia, le prospettive di breve periodo per l'occupazione sono fosche». Quanto fosche? Parecchio secondo i calcoli del Rapporto Ocse sull'occupazione, diffuso ieri. Con una crescita del Pil che tornerà positiva solo nella seconda metà del 2010, è previsto un aumento della disoccupazione per tutto il prossimo anno. L'apice potrebbe sfiorare il 10%, un nuovo record dal dopoguerra dopo l'8,3% raggiunto a giugno, lasciando 57 milioni di persone senza lavoro. Si tratta di 25 milioni in più rispetto al 2007. E l'Italia? Finora ha pagato un conto meno salato in termini di occupazione, rispetto ad altri paesi del mondo occidentale come la Spagna o gli Stati Uniti. Ma il peggio deve venire ed è un destino che ci accomuna a Francia e Germania, anch'essi a forte componente manifatturiera. I disoccupati erano il 7,4% nel primo trimestre 2009, ma se la ripresa si rivelerà fiacca l'Ocse prevede arriveranno al 10,5% nel quarto trimestre 2010, un livello superiore al 9,9% stimato per la media dell'area. Si tratta di 1,1 milioni di disoccupati in più del 2007. Se a ciò aggiungiamo che i più colpiti saranno i giovani e i precari; che il moderato livello di disoccupati raggiunto finora è dovuto anche al fatto che in molti hanno smesso di cercare un lavoro e figurano perciò negli "inattivi"; e che il livello di occupazione è tra i più bassi dell'area (57,4%), superiore solo a Turchia e Ungheria, si completa un quadro a tinte scure. Soprattutto, aggiunge l'Ocse ammettendo i vincoli imposti dal nostro alto debito pubblico, «la spesa pubblica a sostegno delle politiche occupazionali è aumentata poco rispetto agli altri paesi». E la Cassa integrazione, sulla quale si sono concentrati gli sforzi del governo, è accessibile ad un numero limitato di imprese e lavoratori. Da qui l'invito, rivolto un po' a tutti i governi e non solo al nostro dal segretario generale dell'Ocse Angel Gurria, a «fare di più» con interventi «temporanei» e «ben mirati». Si tratta, ha osservato, di «impedire che la recessione porti ad una crisi di lungo periodo dell'occupazione». Il nuovo Rapporto sull'occupazione, ha suscitato in Italia una valanga di reazioni politiche. Si disegna «l'ipotesi peggiore tra quelle possibili ma non la più probabile», afferma il ministro del lavoro, Sacconi. «L'Ocse riconosce all'Italia sottolinea il ministro di aver saputo contenere più di altri paesi l'impatto della crisi sull'occupazione. E bisogna dire che la capacità di reagire dell'Italia ha fatto sì che già in passato i dati Ocse fossero nella realtà smentiti dai dati Istat. Mi auguro - è la conclusione che potremo continuare lungo questo percorso, integrando l'uso degli ammortizzatori sociali con una spesa più efficace da parte delle Regioni per la formazione dei lavoratori a lungo costretti all'inattività». Di tutt'altro parere l'ex ministro del lavoro del Pd, Cesare damiano. «I dati dell'Ocse afferma smentiscono le vuote rassicurazioni del governo. Abbiamo da sempre sostenuto che, anche qualora dovesse registrarsi una ripresa dell'economia, la disoccupazione crescerebbe per un lungo periodo successivo». Per questo, aggiunge l'esponente del Pd, «l'ottimismo a tutti costi del governo ci ha sempre lasciato di stucco. È segno di irresponsabilità e di non volontà di affrontare la situazione reale del paese. I dati odierni dell'Ocse parlano chiaro e sono confermati la cassa integrazione, chiusure di fabbriche, il rischio di licenziamenti che costellano l'intero territorio nazionale».
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