Iscriviti OnLine
 

Pescara, 24/04/2026
Visitatore n. 753.419



Data: 18/09/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Il grido di una madre: perché la chiamano missione di pace? Arrivano i militari nelle case. E le famiglie capiscono subito Rinviata manifestazione sulla libertà di stampa

Le frasi e il pianto si mescolano a gesti disperati e trovare un perché della morte di giovani vite è quasi impossibile. «Perché la chiamano missione di pace?», domanda Greca Mura, mamma del caporal maggiore di Solarussa, Matteo Mureddu. «Non è stato facile andare da una madre e dirle che suo figlio è morto», dice il generale Sandro Santroni, sottolineando la compostezza della famiglia, «tipica degli isolani. Infatti, quando hanno visto le divise hanno capito da soli. Sono dei veri sardi». Matteo avrebbe dovuto sposarsi lo scorso maggio, lo ha rivelato l'ex parroco di Solarussa, don Franco Murru: «Con la fidanzata avevano poi rinunciato perchè lui doveva partire per l'Afghanistan. Il matrimonio era stato rinviato al prossimo giugno».
Lo sgomento è enorme. La moglie del tenente Antonio Fortunato è stata subito soccorsa anche da una psicologa, messa a disposizione dal 186º reggimento paracadutisti Folgore di Siena. Appena ha saputo dell'attentato si è precipitata in caserma. Anche al loro bambino, sette anni, è stato spiegato che papà non c'è più. «Antonio era un uomo grande, maestoso, che amava profondamente il suo lavoro», dice la cugina Antonietta. Nella casa paterna del giovane militare, in provincia di Potenza, sono arrivati i parenti, mentre i genitori sono partiti alla volta della Toscana, per portare conforto alla giovane moglie e al nipotino. «Per me lui era come un fratello», continua Antonietta, «la sua morte porta grande sofferenza a tutti noi».
Lo strazio e l'urlo di Pasqualina, moglie del caporal maggiore Massimiliano Randino. «Ero appena rientrata dal lavoro», ha raccontato Angela Diana, che vive nell'appartamento di fronte a quello dei Randino, a Sesto Fiorentino, «quando ho sentito Pasqualina gridare. La tv era accesa e stavano passando le immagini dell'attentato. E' stato terribile». «Mio figlio è un eroe. E' morto facendo il proprio dovere. Ho un dolore immenso», mormora Anna D'Amato, madre di Randino, che abita a Nocera Superiore. Alla donna e al padre del giovane militare sono stati somministrati dei sedativi perché sotto choc.
Parole generose e d'affetto sono state espresse anche per il sergente maggiore Roberto Valente: «Mio marito era felice per il trasferimento ottenuto a Napoli. Sono orgogliosa di lui. E' morto per servire lo Stato italiano», racconta la mogle Stefania Giannattasio. «Anch'io ho un figlio», aggiunge Annarosa, cognata della vittima, «e se un giorno mi chiedesse di fare il soldato gli dieri di sì. Perché provare di un desiderio un ragazzo e, un domani, un uomo?». Era invece scampato ad un altro attentato Giandomenico Pistonami, di Viterbo. Lo ricorda la sua amica Annamaria: «Erano quattro anni che partecipava alla missione in Afghanistan, voleva mettere da parte i soldi e sposarsi. Tra 40 giorni doveva tornare definitivamente». E a Tiggiano, vicino a Lecce, la morte di Davide Ricchiuto, caporal maggiore, porta un'onda di dolore. Gli amici ricordano che Davide diceva di essere nato per fare il soldato. Una sua frase è rimasta a segnare il suo carattere: «Se devo morire è meglio che muoia da leone e non da pecora».

Rinviata manifestazione sulla libertà di stampa

ROMA. Si terrà sabato 3 ottobre a Roma la manifestazione per la libertà di informazione, indetta dalla Federazione nazionale della stampa, che era prevista per il 19 settembre ed è stata rinviata dopo l'attentato di Kabul costato la vita a sei militari italiani. Lo ha annunciato il segretario del sindacato dei giornalisti, Franco Siddi, spiegando che la location è ancora da definire. «Lavoriamo per scendere in piazza il 3 ottobre a Roma - ha detto Siddi - con le stesse modalità che avevamo previsto per il 19 settembre. Definiremo meglio le procedure nelle prossime ore e nei prossimi giorni. Adesso ci stringiamo accanto ai nostri morti».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it