ROMA - Con una dichiarazione in cui ha diviso la sinistra «per bene» e quella «per male», il ministro Brunetta ha alzato i toni dello scontro, affermando che ci sono «élites irresponsabili» che preparano, nientedimeno, un «colpo di Stato». Sono le élites, ha spiegato, «dalla rendita parassitaria, burocratica, finanziaria, editoriale». Ma la battuta che ha fatto più scalpore è sulla sinistra, «per male», invitata, con un giudizio tranchant, «a morire ammazzata». Chiosando: «Andare a morì ammazzati è un'espressione romanesca..». Dal Pdl si sono alzate molte voci a favore del ministro anti-fannulloni (anche se prevale una linea di non voler commentare alcunché da parte di Palazzo Chigi), mentre dal centrosinistra è netta la condanna. «Forse un po' di delirio», ha detto Pierluigi Bersani.
Se molti si sono chiesti, fin da subito, a chi fossero indirizzati gli strali, a chi alludesse, il titolare della Pubblica amministrazione non ha svelato l'arcano, ma ha rivelato di essere stato chiamato da Luca Cordero di Montezemolo il quale «mi ha detto che è perfettamente d'accordo con me». E' stato un incontro del Pdl, in corso a Cortina d'Ampezzo, ad accendere il ministro. Il quale ha subito sparato contro il centro-sinistra, assente, a suo giudizio, dal dibattito sull'assunzione di misure sulla crisi economica. Invece, ha sottolineato, «abbiamo visto le élites, o sedicenti tali, impegnate a buttare giù il governo. Sono sempre le solite: quelle delle rendite editoriali, finanziarie, burocratiche, cinematografiche e culturali, che hanno combattuto il governo reo di aver cominciato a colpire le case matte della rendita». Quindi ha distinto le due sinistre, una per bene e una per male. Quest'ultima sarebbe composta «da cattive banche, cattiva finanza, cattivi giornali». Della sinistra per bene, salva «moltissimi amministratori, primo fra tutti Sergio Chiamparino, sindaco di Torino». Si è rivolto a questa sinistra, chiedendo di «liberarsi dall'abbraccio mortale delle élites delle cattive rendite». Le élites sono state liquidate, tout-court, «di m...». Incontrando un giornalista di «Repubblica», ha esclamato: i toni del discorsi sono «in linea con quelli che voi avete usato negli ultimi 4 mesi, compresi quelli di Scalfari». Ed ha lanciato un invito agli uomini «per bene» a tornare alla politica, a non farsi «dettare l'agenda dai giornali. Lor signori stanno preparando un vero e proprio colpo di Stato, che noi combatteremo con la ricostruzione dell'Aquila, varando un grande piano per il Mezzogiorno». Alla Chiesa ha mandato a dire: «Stiamo dalla stessa parte». Ma, a suo parere, ci sono «certi esponenti» che «giocano al massacro, quella non la considero Chiesa, ma ideologia politica con la toga».
E' compatto il Pdl a sostegno di Brunetta. Il portavoce, Capezzone, ritiene che contro il ministro si «è coalizzato tutto il vecchiume italiano». Per Cicchitto «sono attacchi ridicoli». Rotondi corregge il ministro: «La sinistra non può morire perchè è già morta». Bocchino: «Sono tesi giuste, al di là dei toni». Dal centrosinistra sdegno e ironia. Dario Franceschini: «l'unica brunetta che merita rispetto è quella dei Ricchi e poveri...». Pier Luigi Bersani, Pd, ritiene che «da Brunetta arrivano solo insulti e populismo allo stato puro e, forse, un po' di delirio. Me lo spiego col nervosismo che sta girando nel governo e nel centrodestra e che comincia a tracimare».
Per Anna Finocchiaro, capogruppo in Senato, sono insulti «sguaiati, assolutamente non degni di un rappresentante istituzionale». Soro parla di «delirio e fanatismo» del ministro. Per Di Pietro, la categoria dei politici «per male», è «trasversale». Bobo Craxi: «Il suo linguaggio appartiene alla peggior tradizione di un certo radicalismo parolaio». Paolo Ferrero, Prc: «è un linguaggio fascista». Secondo Diliberto, Pdci, il colpo di Stato lo starebbe facendo il centrodestra, le parole di Brunetto ne sarebbero «l'avvisaglia».