PESCARA. Un debito di 1.539 euro a testa. Tanto devono gli abruzzesi allo Stato per il deficit della sanità regionale. Il calcolo lo ha fatto Confindustria che ricorda come le Asl sono in rosso per 2 miliardi e 38 milioni.
Buona parte di questi soldi sono dovuti alle ditte fornitrici di servizi sanitari. Questo il quadro del deficit che Confindustria rende noto su dati del 2007. L'Abruzzo è al terzo posto in Italia per i bilanci sanitari in crisi e ciò che i cittadini sono costretti a pagare. «Il rapporto», sottolinea Giuseppe D'Amico, (nella foto) direttore regionale di Confindustria, «conferma la gravità di quanto da noi sempre evidenziato a livello locale. La sanità aggrava tutti i problemi: dalla crisi globale ai disastri del terremoto dell'Aquila. Le Asl con i loro deficit sono un forte freno allo sviluppo dell'economia regionale e al sistema delle imprese». Per Confindustria Abruzzo è arrivato il momento delle «decisioni rigorose anche se impopolari». «Servono scelte severe», propone D'Amico, «come la Asl unica per ridurre e razionalizzare i costi. Confindustria è disposta a sostenere anche riforme impopolari che però andranno a ridare competitività al sistema sanitario e al sistema abruzzo. L'obiettivo, non più rinviabile, è togliare le aliquote aggiuntive che gravano pesantamente sulle imprese e sui cittadini». Nicoletta Verì presidente della Commissione sanità della Regione ammette che la situazione è difficile ma è certa che si è giunti ad una svolta positiva. «La giunta, la Regione e la Commissione stanno lavorando per riduurre un deficit che penalizza i cittadini, le imprese e la stessa sanità. Agiamo su tre fronti: il controllo, la programmazione e la definizione dei contratti. Voglio ricordare che le colpe non sono tutte della sanità, quando lo Stato finanziò il ripiano dei debiti dell'Abruzzo quei soldi furono messi in altri capitoli di spesa. In questo momento bisogna guardare avanti e fare delle scelte evitando, ad esempio, di cedere agli schieramenti tra chi sta con il commissario Redigolo o con l'assessore Venturoni. Il problema è riqualificare la spesa. La Commissione regionale sta facendo molto in particolare nell'aumentare controlli sull'appropriatezza dei ricoveri e delle prestazioni fino ad una analisi di quanti reparti doppione ci sono nelle strutture sanitarie pubbliche e private. Se il nodo è quello di riqualificare la spesa allora oltre ai budget e ai tetti di spesa bisogna ridefinire i contratti, altrimenti si fanno tagli e poi arrivano alla Regione i decreti ingiuntivi». Di contratti tornerà ad occuparsi da domani anche il commissario di governo Gino Redigolo. Sul tappeto i rapporti con le cliniche private dell'Aiop e quelle degli istituti religiosi. Contratti e impegni che valgono circa 90 milioni di euro.