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Data: 21/09/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Influenza A, la sorella-medico della vittima: «Era sana» Rezza, Istituto di Sanità: «Forse il primo caso in Italia di morte causata direttamente dal virus». La Procura apre un'inchiesta

MESSINA - «Mia sorella era sana, non era fumatrice, non aveva broncopolmoniti pregresse, non aveva nessuna patologia sistemica che potesse giustificare una sua non risposta ai farmaci e a tutto quello che i medici, veramente con grande professionalità, hanno fatto». Giusy Russo, medico odontoiatra, manifesta un dolore composto per la morte della sorella Giovanna, che probabilmente verrà ricordata - lo ha anticipato l'Istituto superiore della Sanità - come la prima vera vittima dell'influenza A (virus H1N1) in Italia. Il decesso registrato a Napoli in precedenza presentava un quadro di profondo deterioramento fisico nell'ammalato, un quadro pregresso rispetto al momento del contagio del virus influenzale. «Giovanna no, era una donna solare- dice la sorella- aveva una salute ottimale, sapeva coniugare il suo impegno di avvocato all'azienda idrica comunale con il mestiere di mamma di tre ragazzi di 20, 17 e 13 anni. Una mamma che doveva essere un po' anche papà perché Giovanna era separata dal marito, che lavora in banca a Palermo».
Il medico Giovanna e la sua famiglia si interrogano sulla radice del contagio: «Mia sorella potrebbe avere contratto la malattia come tutti noi avremmo potuto contrarla. Giovanna non è stata all'estero. Prima che lei manifestasse i sintomi del virus, erano stati colpiti da influenza i suoi figli ed i miei figli, che stavano insieme in vacanza a Lipari. Tutti sono stati trattati con paracetamolo, tachipirina e niente più, vicende sostanzialmente banali. Giovanna è stata l'ultima a manifestare i sintomi dell'influenza ma è stata la più sfortunata. Quando ha cominciato a star male non pensavo che fosse un caso di influenza A, anche se come medico avevo avuto il sospetto che c'era qualcosa, nel quadro complessivo, che avrebbe potuto rinviare ad un'infezione di tipo virale».
L'iter del male, cominciato il 30 agosto, ha avuto alti bassi e cinque giorni prima del decesso, avvenuto sabato sera, i medici dell'ospedale Papardo avevano manifestato un moderato ottimismo sulla possibilità che la fibra dell'avvocatessa avesse la meglio sul morbo. «E a rafforzare queste speranze- dice la dottoressa Giovanna Russo- contribuiva anche la somministrazione, condivisa da noi familiari, di un farmaco sperimentale con «proteina C attivata» che in letteratura è oggi ritenuto il più potente antinfiammatorio in circolazione e che qui al Papardo hanno ribattezzato "spazzino degli alveoli". In ospedale hanno fatto tutto il possibile, lo dico come sorella e come medico. Io stessa, al posto di chi aveva la responsabilità terapeutica avrei adottato gli stessi protocolli».
Sul decesso di Giovanna Russo sono stati disposti ulteriori accertamenti, sia da parte dell'assessorato regionale alla Sanità d'intesa con il viceministro alla salute Fazio, sia da parte della Procura che ha aperto un fascicolo con intestazione generica. Ma già da ora, Giovanni Rezza, epidemiologo dell'Istituto superiore di Sanità, ritiene possibile «non escludere» sulla base «dei primi dati» che Giovanna Russo sia stata stroncata «dal virus dell'influenza A», anche se per avere una risposta definitiva «serve un approfondimento di indagine». Se dovessero confermare la "responsabilità" del virus H1N1 il caso di Messina, ha poi aggiunto Rezza, andrà considerato «il primo caso in Italia di una persona deceduta per causa diretta del virus», considerato che il decesso a Napoli del 4 settembre, aveva un quadro clinico che presentava gravi condizioni di base, con cardiopatia dilatativa e diabete grave. Secondo Rezza, infatti, «ci sono casi, per fortuna pochi, in cui il virus si trasforma in una polmonite virale acuta» molto insidiosa. «Il caso di Messina - conclude - potrebbe essere uno di questi ma è ancora presto per trarre conclusioni definitive».
Intanto il gruppo di lavoro messo in piedi dal vice ministro della Salute Fazio sta lavorando alla messa a punto delle linee guida che indicheranno criteri e procedure certe per quei casi, pochi ma gravi, in cui il virus dell'influenza A si trasforma in una pericolosa polmonite virale primaria. Casi, ha spiegato nei giorni scorsi lo stesso Fazio, che alla fine della pandemia non saranno più di 200 e che il Governo «è realmente attrezzato per affrontare».

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