PESCARA. Dall'alto dei suoi 88 anni, Gilberto Ferri esprime giudizi senza ipocrisie: «Questo sindaco non l'ho votato e gliel'ho detto. Ma io amo Pescara, e se fa cose buone per la città sono il primo a riconoscerlo e a dire che sono pronto a contribuire. Anche se rimango un uomo di sinistra». Anche se, dice, «non mi pare di avere sentito finora grandi novità». Per questo, l'imprenditore che ricorda di avere «regalato alla città il porto turistico, l'interporto e l'aeroporto», benedice il via libera al filobus sulla strada parco: «A Pescara ogni giorno entrano 120 mila macchine: la filovia, se completa, consentirebbe di tagliarne 70-80 mila. Luciano D'Alfonso aveva frenato perché condizionato dai proprietari delle ville sulla strada parco: ma il parco dov'è?».
Piace, a Ferri, anche la riapertura della rampa dell'asse attrezzato: «Ha fatto benissimo, anche se non sarò mai quello che gli bacia la mano» sottolinea con una stoccata al rivale di sempre Ezio Ardizzi. Ben venga anche l'allungamento dell'orario di apertura dei locali, fino alle 4 nei weekend: «Pescara è una città frequentata da molti giovani che arrivano da fuori, è una città allegra e libera: se i ragazzi vogliono andare a dormire un'ora dopo per me va bene. A patto che siano educati, sennò a casa a calci. Quindi, che aumentino i controlli dei vigili urbani». Quanto al ponte del mare, opera simbolo di D'Alfonso per la quale ha versato 200 mila euro e per nulla amata da Luigi Albore Mascia, dice: «In un certo senso il sindaco ha ragione a dire che non è utile. Ma quando qualcuno arriverà a Pescara dall'altra costa, per prima cosa vedrà il ponte, e sarà il simbolo della città».