ROMA Un vertice ristretto a Bergamo, prima dell'affollatissimo vertice con il governo a Roma. Emma Marcegaglia e Raffaele Bonanni (con Alberto Bombassei a fare gli onori di casa) si sono ritrovati in mattinata nella sede della Confindustria bergamasca. Neppure una grande sorpresa: ormai per il leader della Cisl è diventata quasi una consuetudine presenziare alle varie assemblee degli industriali, a conferma di una «innata simpatia» e, soprattutto, di una convergenza di strategie tra l'organizzazione di via Po e l'associazione degli imprenditori. Un asse nato durante la lunga trattativa per il rinnovo del modello contrattuale e consolidatosi (visivamente) con l'intervento della Marcegaglia al congresso di maggio della Cisl. Gesto assolutamente irrituale nella pur lunga storia dei rapporti tra sindacato e Confindustria.
Solo una «forte sintonia» tra i due leader? Be' non esattamente. Gli interessi, negli ultimi mesi, sono apparsi assai contigui: dalla richiesta di nuove infrastrutture, alla questione Sud; dalla necessità di dare la massima copertura agli ammortizzatori sociali al sostegno ai redditi. Insomma, obiettivi (pur nelle immaginabili diversità di fondo) condivisi. Così come fortemente condivisa resta la necessità di far partire senza troppi sussulti la riforma del sistema contrattuale sulla quale la Cisl - ma anche Uil, Ugl e quasi tutte le organizzazioni di categoria - ha messo la propria faccia, prima ancora che la propria firma. Bonanni e la Marcegaglia devono poter dimostrare sul campo che l'accordo sottoscritto a gennaio era e resta il miglior accordo possibile per i lavoratori tutti; che solo così questi lavoratori potranno migliorare le loro buste paga. Ancorando cioè i loro redditi alla maggiore produttività. Esattamente il contrario di quello che pensa la Cgil che quell'intesa ha sempre osteggiato. «E farà del tutto per far saltare, in ogni momento e in ogni luogo di lavoro», promessa (e minaccia) di Susanna Camusso, segretario confederale di peso in corso d'Italia. L'asse Bonanni-Marcegaglia e i rendez-vous frequenti hanno anche l'obiettivo di far capire che non sarà accolta alcuna moratoria nei contratti, tanto meno un ritorno al vecchio sistema. E quale migliore occasione per dimostrarlo mentre si sta negoziando il rinnovo dei metalmeccanici? Con una Fiom/Cgil che ha abbandonato il tavolo ed ha annunciato uno sciopero generale per il 9 ottobre. Come dire che il contributo dei metalmeccanici della Cgil è sempre bene accetto, ma che se ne può fare anche a meno immaginando, per esempio, un nuovo accordo separato.