Iscriviti OnLine
 

Pescara, 26/04/2026
Visitatore n. 753.459



Data: 23/09/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
La rabbia e l'orgoglio di Ricciuti: «Adesso riprendiamoci L'Aquila» Limitati al Comune i confini dell'area defiscalizzata. Voto all'unanimità

L'AQUILA - Zitto, era stato zitto per cinque mesi. Ma adesso col groppo in gola e l'applauso degli aquilani nelle orecchie dice che basta, che non starà più zitto. Dice basta incassare botte, basta incassare in silenzio. «Ci hanno persino indicato dove dovevamo camminare, non lo accetteremo più». La dichiarazione di disobbedienza la firma alle cinque del pomeriggio il consigliere del Pdl Luca Ricciuti, aquilano doc, aquilano zitto fino a ieri pomeriggio, quando il consiglio regionale all'unanimità individua la zona franca urbana dell'Aquila dopo neppure trenta minuti di dibattito. «Riprendiamoci L'Aquila», il documento è suo, e se lo può permettere: «Adesso è arrivato il momento in cui gli enti locali si riapproprieranno del proprio ruolo, è arrivato il momento per il presidente della Regione di prendere in mano la delega per la ricostruzione. E saremo finalmente noi a scegliere come e dove ricostruire senza che nessuno ce lo dica, senza che nessuno ce lo imponga. Come è successo fino ad ora». E' un fascicolo contro ignoti quello aperto da Ricciuti, ma solo all'apparenza: il consigliere nomi non ne fa, ma sono tutti qui virtualmente presenti i primi ministri e i sottosegretari e i Capi dipartimento che hanno scelto al posto degli aquilani, che hanno dato botte e stabilito dove i terremotati potevano camminare.
E' così zeppa l'aula consigliare, così piena di aquilani arrivati da tutto l'Abruzzo, che si salutano, che si informano, che si abbracciano e che alla fine applaudono lungamente, che la voce di Ricciuti non si sente più. Ma il più è fatto: nonostante il tentativo di Ezio Ardizzi e della Confcommercio di mandare tutto all'aria con la richiesta di allargare la zona franca a tutto l'Abruzzo, «e magari anche alle Marche e al Molise» ironizza la consigliera Federica Chiavaroli, il consiglio regionale individua la zona franca urbana «nell'area all'interno del comune dell'Aquila» e dà mandato alla struttura tecnica regionale di ultimare tutte le procedure per preparare la documentazione da presentare all'Unione europea. Nel documento si ravvisa anche la necessità di aumentare le risorse stanziate pari a 45 milioni di euro per il 2009, «al fine di coprire gli anni successivi».
Giusto che la zona franca sia limitata alle zone terremotate: «Escluso che gli aiuti statali possano essere estesi alle aree non colpite da calamità naturali - ha detto il presidente Gianni Chiodi - Ciò non toglie che la Valle Peligna, per esempio, sia in una situazione di grave crisi economica che deve essere affrontata. In questo senso esiste già un accordo col ministero delle Infrastrutture per una dotazione finanziaria di sei miliardi di euro da spendere nei prossimi dieci-quindici anni». Contenta anche Stefania Pezzopane: «Ma non fermiamoci qui - dice - strumenti analoghi devono essere cercati adesso per la Valle Peligna e gli altri comuni del cratere».
«Una grande vittoria per L'Aquila», commenta alla fine Ricciuti, «un grande giorno per gli aquilani» rilancia anche il vicepresidente Giorgio De Matteis. E in effetti alla fine il consiglio riesce a trovare l'accordo, a lasciare da parte i personalismi. Non a caso l'iniziativa era stata assunta da un consigliere di opposizione, per giunta pescarese. «Grazie Carlo, grazie colleghi dell'opposizione», fa sempre Ricciuti. Ma è il grazie degli aquilani che si fa sentire, alla fine. Il Consiglio approva all'unanimità. No, sul terremoto non ci si poteva proprio dividere.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it