Alimentaristi: firmano Cgil Cisl e Uil. Marcegaglia: buon segno
ROMA. In Italia ci sono 378mila posti di lavoro in meno. Lo dice l'Istat: dati relativi al secondo trimestre del 2009 (aprile-giugno) raffrontati con lo stesso periodo del 2008. A essere colpiti dalla crisi sono soprattutto i precari e chi vive nelle regioni meridionali: a Sud i posti persi sono 271mila e il calo percentuale è del 4,1% a fronte dell'1,6% complessivo. Aumenta anche il tasso di disoccupazione: è al 7,4% rispetto al 6,7% del secondo trimestre 2008. Per il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, il dato della disoccupazione è «manifestamente inferiore a quello di gran parte dei Paesi industrializzati». I sindacati sono invece preoccupati.
La disoccupazione sale, annota l'Istat, perché aumentano gli inattivi, chi dai 15 ai 64 anni rinuncia a cercare lavoro: 434mila più del 2008, soprattutto al Sud. La perdita di occupazione, invece, riguarda i contratti a termine (-229mila), gli autonomi e i collaboratori cococo. Bonanni, segretario della Cisl, si augura che «non succeda il peggio» e che non si raggiungano le previsioni del sindacato sulla perdita di 700mila posti. Questi 378mila posti in meno sono il dato peggiore da 15 anni.
E ieri mattina è stato firmato il nuovo contratto (avrà durata triennale), dei 450mila lavoratori dell'industria alimentaristi: aumento di 142 euro in 4 tranches, dal 1º giugno 2009, la prima del 32%. E' stato, inoltre, costituito un fondo sanitario integrativo del valore di 10 euro per lavoratore che sarà a totale carico del datore di lavoro. «E' positivo» l'accordo sindacale unitario sul contratto degli alimentaristi, ma «chiaramente ogni settore fa a sè e ovviamente la trattativa dei metalmeccanici è molto più complessa» ha commentato la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia.
L'Abruzzo perde 32 mila posti
La crisi travolge l'occupazione femminile e i giovani precari
PESCARA. In Abruzzo tra aprile e giugno sono stati persi 32 mila posti di lavoro. Un calo che riporta la regione ai livelli occupazionali di 15 anni fa e che segna un tracollo di meno 5,9% rispetto ad una media nazionale, sempre riferita al secondo trimestre 2009, dell'1,6%. A rimetterci il posto di lavoro sono stati i settori sociali più deboli: i precari, i giovani e, soprattutto secondo l'Istat le donne, la componente femminili lascia sul campo 25 mila posti. Il tasso di disoccupazione in Abruzzo si colloca all'8%. Il forte calo degli addetti si è verificato nell'agricoltura e nel settore dell'industria (-7%)
Nelle analisi fatte da sindacati, dalla Cisl e Uil, ed economisti, come quella che riportiamo nell'intervista al professor Giuseppe Mauro docente di economia all'università d'Annnunzio i fattori che hanno scatenato un aumento della disoccupazione sono diversi, dalla crisi globale che in Abruzzo ha fatto sentire i suoi effetti con alcuni mesi di ritardo; il forte indebitamento regionale per la sanità; e il terremoto che ha azzerato il Pil della provincia dell'Aquila.
A soffrirne maggiormente sono state le piccole imprese che non hanno rinnovato i contratti a termine e ridotto il numero dei collaboratori. I settori più colpiti sono l'agricoltura, con 7.000 occupati in meno, e l'Industria, con una riduzione di altri 7.000 posti. La perdita di lavoro è maggiore tra i lavoratori dipendenti, che diminuiscono di 14.000 unità.
Per la Cisl una ricetta per rilanciare l'economia è «la definizione degli strumenti da attivare nella zona colpita dal sisma, porti ad un immediato utilizzo delle risorse comunitarie, ad una definizione degli accordi quadro di programma per l'utilizzo dei fondi Fas con il ministero delle Attività Economiche ed il Cipe, all'avvio delle intese sui progetti infrastrutturali cantierabili».