Neanche il tempo di ricamarci sopra ed ecco che un boatos, pubblicato dal Sole 24 pochi giorni addietro, rivela che la liberalizzazione dei servizi pubblici contiene due importanti eccezioni, vale a dire il gas e il trasporto locale. La notizia non viene confermata da fonti ufficiali, e anche questo è comprensibile. Ma chi ha seguito la sofferta storia delle liberalizzazioni negli ultimi sei anni, ricorda altresì che il trasporto era stato espunto, in quanto considerato settore speciale, dalla prima normativa che faceva seguito al dettato del decreto Burlando. Poi seguì l'inaugurazione della normativa sull'in house e tutti i servizi furono ripubblicizzati. Oggi il copione si ripete, mostrando la fantasia scadente del regista e la potenza silenziosa delle lobby che esprimono la politica industriale del nostro Paese. Miope peraltro. Perché la voglia di arroccarsi sulle rendite di posizione, garantite peraltro dalle tasse dei contribuenti, non potrà alla lunga che indebolire un settore, e ci riferiamo al tpl, che già di suo esce con le ossa rotte dal confronto con gli omologhi servizi eserciti nel resto delle capitali europee, vuoi per la qualità, vuoi per la quantità. E infatti i grandi colossi del trasporto locale sono francesi, inglesi, tedeschi o americani. Noi italiani ci dobbiamo accontentare di aziende capaci tutt'al più di sbrigare le proprie beghe di condominio con una visione prospettica e strategica pari sostanzialmente a zero. Il che non deve stupire. In un'azienda pubblica è la politica che ne esprime la fisionomia. E poiché sul trasporto abbiamo una politica piccola e scontrosa, ecco che le nostre aziende sono anch'esse piccole e scontrose. Tutto si tiene.