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Pescara, 24/04/2026
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26/09/2009
Il Messaggero
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Statali, subito un tavolo con il governo. I sindacati aumentano il pressing per rinnovare i contratti: momento difficile, ma non c'è tempo per nuovi rinvii. Visite fiscali, Brunetta: «Ripristinate solo le fasce orarie, nessun dietrofront» |
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ROMA Per adesso è un pressing che nelle prossime settimane potrebbe sfociare magari in uno sciopero. Un termine quest'ultimo che comincia a circolare con insistenza nelle sedi sindacali. I rappresentanti delle organizzazioni di categoria del pubblico impiego attendono le prossime mosse del governo prima di scendere in piazza per il rinnovo del contratto. I soldi messi a disposizione dall'esecutivo con la Finanziaria non arrivano a 600 milioni (biennio 2010-2011) appena sufficienti per coprire la "vacanza contrattuale". Ne servirebbero molti di più. Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, dice che non bastano neppure i 3,4 miliardi ipotizzati. In altre parole, negoziato in panne. Ieri i sindacati (Fp/Cgil, Fp/Cisl e Uil/Fp) hanno sottoscritto una nota unitaria in cui chiedono «l'apertura di un tavolo di confronto a tutto campo con il governo, le Regioni, le autonomie locali e le imprese sulla riorganizzazione e riqualificazione del lavoro pubblico». Premessa per sottolineare come il rinnovo dei contratti «va collocato in una fase di non più rinviabile rilancio del lavoro pubblico avviando un deciso processo di democratizzazione nell'organizzazione dei servizi ai cittadini ed alle imprese». I sindacati riconoscono le difficoltà economiche del momento, ma proprio per questo c'è anche l'opportunità di dare una svolta all'intero sistema pubblico. Per essere ancora più concreti: le organizzazioni sindacali ammettono che il momento è difficile, ma che i contratti vanno onorati con annessa possibilità di aprire una nuova stagione per il settore statale il cui principale fruitore diventerebbe il pubblico. Non per niente si fa riferimento, seppure in via sperimentale, a «forme di partecipazione democratica di tutti i soggetti presenti al tavolo» con l'obiettivo di adeguare la macchina dello Stato alle esigenze delle collettività. Al tavolo negoziale - più, precisamente - a confronto avvenuto i sindacati predisporranno le loro piattaforme contrattuali. Insomma, si andrà a parlare di soldi e nuove regole. Ed a proposito di regole, il titolare del dicastero della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, conferma che nessuna variazione è intervenuta nelle "norme antifannulloni" legate alla lotta all'assenteismo. «Nessuna marcia indietro» sulle fasce orarie di reperibilità dei dipendenti statali che restano a casa per malattia. Qualcuno ha "scoperto", con oltre due mesi di ritardo, che le fasce (una al mattino e una al pomeriggio) sono tornate di due ore ciascuna. La vecchia direttiva Brunetta prevedeva, invece, la reperibilità per quasi l'intera giornata, tranne la cosiddetta "ora di libertà". Con il decreto anticrisi di luglio - dicono i sindacati - è saltata la reperibilità obbligatoria per l'intera giornata che andava dalle 8 alle 20, esclusa la fascia dalle 13 alle 14. Per il portavoce del ministro sulla stampa «si descrive una sorta di restaurazione....l'unica modifica intervenuta nel decreto del 1 luglio riguarda le fasce di reperibilità che sono state uniformate nella durata a quelle vigenti nel settore privato peraltro dopo aver constato un sistematico calo nelle assenze...non si è intervenuti invece sulle trattenute e le certificazioni mediche». E comunque si tratta di un'unica correzione ormai datata. Oltre due mesi, anzi quasi tre.
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