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Data: 27/09/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Annozero, istruttoria contro la Rai. Aperta dal viceministro Romani. L'opposizione: «Abuso di potere»

La Federazione della stampa: «Azione inopportuna se non fuori dalla legge»

ROMA. Dopo la violenta "sparata" del ministro Scajola contro Annozero («spazzatura, vergogna, porcherie»), il governo torna all'attacco della trasmissione di Santoro, aprendo una «istruttoria» sul contratto di servizio della Rai.
Lo ha riferito il viceministro alle Comunicazioni Paolo Romani. Protestano le opposizioni, ma anche la Federazione della stampa. Per Marco Travaglio di tratta di una iniziativa «più grave dell'editto bulgaro». Un'offensiva, quella del governo, preannunciata dalle indiscrezioni che arrivavano dagli Usa, che davano notizia di un Berlusconi furioso per l'apparizione (per la prima volta in Tv) della escort Patrizia D'Addario - un tempo sua gradita ospite a Palazzo Grazioli - per l'appunto nel corso di Annozero.
I mirini sono ora puntati tutti su Santoro e Travaglio, e questo spiega l'apertura dell'istruttoria che in sostanza esautora il Parlamento dal ruolo di editore della Rai. Romani ieri l'ha spiegata così: «L'istruttoria sarà avviata ai sensi dell'articolo 39 del contratto di servizio che prevede per il ministero l'obbligo di curare la sua corretta attuazione. Al termine della proceduta - ha proseguito il viceministro - si valuterà se richiedere l'intervento dell'Autorità garante nelle Comunicazioni per l'applicazione delle sanzioni». Per il Pd si tratta di un incredibile «abuso di potere». Ma a difesa dell'iniziativa si schiera anche il presidente del Senato Schifani che alla Rai, in quanto servizio pubblico, chiede «niente gossip e niente cattivo gusto».
Il governo si è subito compattato appoggiando l'iniziativa, spingendosi più in là con dichiarazioni di Capezzone, del ministro Gelmini e con la Lega che invita Berlusconi a guardarsi le spalle anche dai nemici in casa propria.
Dalle opposizioni sono durissime le repliche innanzitutto al ministro Scaloja, accusato di non occuparsi delle tante aziende che stanno chiudendo o sono a rischio, ma piuttosto di convocare i vertici Rai. D'Alema: «L'intervento del governo è inopportuno, le polemiche sollevate sulla trasmissione di Santoro confermano un atteggiamento di intolleranza da parte del governo verso la libertà dell'informazione». E Fassino su Scajola: «Non spetta al ministro delle Attività produttive esercitare una forma di controllo né tanto meno di censura nei confronti della Rai. Bisognerebbe che Berlusconi e tutti i suoi ministri si ricordassero che la funzione della stampa non è quella di servire il potere». Bersani ha tuonato da Piacenza: «Conosco diverse decine di aziende in crisi che ambirebbero finalmente a una convocazione da parte del ministro Scajola. Si metta a fare il suo vero mestiere».
E mentre il presidente del Senato Renato Schifani cercava di dare lezione su quello che deve essere un servizio pubblico, la Federazione nazionale della stampa, il sindacato dei giornalisti, replicava con Siddi: «E' fuori luogo, se non fuori dalla legge, l'iniziativa di Scajola». Da Annozero Travaglio giudica l'uscita del ministro «eversiva ed illegale che vuole istituzionalizzare il controllo del governo sulla televisione». E per Di Pietro l'intervento di Scajola e del governo sono degni «dei peggiori regimi».

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