«Per gli immigrati tempi più brevi. L'Italia è degli italiani e di chi la ama»
MILANO. Lo scontro sull'immigrazione tra Gianfranco Fini, Pdl e Lega prende corpo alla prima festa nazionale del partito che si chiude oggi con l'attesissimo intervento di Berlusconi. Il presidente della Camera si presenta sotto il tendone del Lido per un dibattito sulla crisi economica.
Con lui Giulio Tremonti, Enrico Letta e il segretario della Cisl, Raffele Bonanni. Ma la terza carica dello Stato sale sul palco e lancia la sua sfida: «Sul tema della cittadinanza attendo di discutere. Non accetto scomuniche preventive dagli organi di stampa (il riferimento è al "Giornale" di Feltri, ndr) e continuertò a porre la questione finché non mi si opporranno motivazioni valide». E se il presidente del Senato, Renato Schifani, spiega sullo stesso palco (ma il giorno prima) che il tema della cittadinanza non figura nel programma del governo, Fini ribatte che questa «non è una motivazione valida». La platea mostra un certo fastidio per la solita voce fuori dal coro e lo accoglie con un timido applauso.
Il presidente della Camera arriva del resto a Milano dopo aver partecipato insieme a Massimo D'Alema ad una tavola rotonda a Torino sul ruolo dei partiti. Partiti che per Fini sono «inadeguati a risolvere i problemi del presente» e fanno «troppa propaganda». Partiti che «assomigliano a cartelli elettorali» e dove «manca democrazia interna». Ogni riferimento al Pdl è evidentemente voluto e nel centrodestra si apre il tiro al bersaglio.
A Milano il compito di moderare il dibattito è affidato al direttore del Sole 24 Ore, Gianni Riotta e la prima domanda è sulla crisi economica. «Attenzione a dire che il peggio è passato perché non ci si può adagiare sullo scampato pericolo. E' necessario fare le riforme», risponde Fini, e il primo colpo al trionfalismo del governo è assestato. Ma è solo l'inizio.
Riotta affronta la questione della cittadinanza, che ha visto Fini condividere la proposta di legge bipartisan presentata da Fabio Granata (Pdl) e Andrea Sarubbi (Pd) e la faccia di Tremonti diventa seria. «Sono diventato di sinistra e ho forse perso la testa a pensare che non solo chi nasce in Italia possa diventare cittadino italiano prima dei 18 anni?», si chiede il presidente della Camera, che non accetta di passare per «eretico» e che non vede nessuno «scandalo» neppure nel ridurre da 10 a 7, o a 5, gli anni necessari di permanenza nel nostro paese per diventare italiani. E ancora: «L'Italia è degli italiani ma è anche di tutti coloro che dimostrano di amarla, di parlare bene la nostra lingua, di conoscere la nostra storia e di sapere che Trieste è più a Nord di Palermo. Gli stranieri devono giurare fedeltà ai valori della nostra Costituzione ed essere disposti a servire la nostra Patria con le armi».
Tremonti è d'accordo? Non esattamente. Il ministro dell'Economia definisce «generose e coraggiose» le posizioni di Fini, ma poi «bisogna stare attenti a non perdere l'identità nazionale come ad esempio sta accadendo in Olanda». Il messaggio è chiaro e la platea, questa volta, applaude con più convinzione. E Ignazio la Russa, terminato il dibattito, fa capire quanto sia distante da Fini e dai deputati della sua area, come Granata, «Apprezzo la chiarezza di Gianfranco ma è sbagliato che un deputato del Pdl (per l'appunto Granata ndr) faccia proposte con parlamentari del Pd. Queste sono proposte di deputati che una volta si definivano peones».