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Data: 29/09/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Sciopero del canone, maggioranza in imbarazzo. In molti si dissociano dalla campagna dei giornali berlusconiani contro Annozero

ROMA. La campagna per lo sciopero del canone Rai lanciata dai giornali filo Berlusconi non convince tutta la maggioranza. Costretta a prendere le distanze da un'iniziativa che molti giudicano «irresponsabile». Resta alta la tensione sulla Rai dopo la prima puntata di Annozero. Stamani Sergio Zavoli riunirà l'ufficio di presidenza della Vigilanza per discutere della decisione del ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, di convocare il vertice di viale Mazzini per verificare il rispetto del contratto di servizio.
Il ministro incontrerà Mauro Masi e Paolo Garimberti l'8 ottobre, al rientro dagli Usa. Scajola e il suo vice, Paolo Romani, in caso di accertata inosservanza del contratto di servizio, potrebbero chiedere l'intervento dell'Autorità garante delle comunicazioni, con il rischio per la Rai di vedersi infliggere una multa da 90 milioni di euro. Zavoli e l'opposizione contestano però la mossa di Scajola. L'azienda è sottoposta al Parlamento non al governo. E' una mossa intimidatoria.
Prosegue intanto la campagna di Libero e del Giornale per boicottare il canone Rai. Una campagna sposata anche da Antonio Di Pietro, sia pure con motivazioni diverse. Dalle colonne del quotidiano di famiglia dei Berlusconi il ministro della pubblica istruzione, Mariastella Gelmini lancia la sua proposta: «Finanziamo solo i programmi che sono di interesse pubblico, contraddisti da un bollino verde». «Chi decide cosa è di pubblico interesse e cosa non lo è?», replica Vincenzo Vita. Per l'esponente del partito democratico l'effetto della proposta sarebbe «un peggioramento dei programmi con l'inesorabile esposizione dei ragazzi alla tv generalista, non dei Santoro, ma dei reality».
Si smarcano dallo sciopero del canone i consiglieri Rai della maggioranza. Angelo Maria Petroni, consigliere di centrodestra nominato da Tremonti, rilancia anzi l'idea di abbinare il canone Rai alla bolletta elettrica della prima casa, un passo efficace per sconfiggere l'evasione sempre molto alta e oggi attestata intorno al 30%. E il canone va pagato anche per Paolo Romani.
Sono però soprattutto gli ex uomini di An a non condividere lo sciopero del canone. «Non sono d'accordo, è una misura che non resterebbe senza conseguenze, la Rai per il canone che incassa ha un limite nella propria raccolta pubblicitaria, se si togliesse il canone bisgnerebbe eliminare il tetto», avverte Mario Landolfi, ex presidente aennino della Vigilanza. Prima di togliere il canone «sarebbe interessante discutere di abolire il tetto della pubblicità Rai», dice Massimo D'Alema per il quale il tetto «serve a finanziare l'eccesso di entrate pubblicitarie di Mediaset».

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