Liberalizzazioni, capitolo terzo. Ancora un cambio di scenario per il tpl, dopo che il governo ha specificato che le nuove norme che obbligano alla gara si applicheranno alla gomma ma non al ferro. Il trasporto su rotaia, in particolare le Ferrovie, potranno rimanere sotto il cappello pubblico, mentre bus, tram e metropolitane potranno finire a gara, sempre che l'azionista non motivi in maniera adeguata all'autorità per la concorrenza la sua scelta eventuale per la prosecuzione del sistema in house. Cosa ne viene fuori? Una spaventosa incertezza, male antico anche questo del nostro sistema nazionale di trasporto pubblico. Il balletto di annunci, retromarcie, puntualizzazioni al quale abbiamo assistito in queste settimane, in attesa che il decreto finisca in Parlamento dove con tutta probabilità verrà modificato ancora, è il solito can can confuso al quale ci hanno abituato anni di osservazione delle vicissitudini del settore dei servizi pubblici. Si sperava che questa brutta consuetudine finisse, ma così non è stato. Adesso toccherà agli enti locali decidere volta per volta come trasformare un orientamento di legge confuso in atti amministrativi, con buona pace per le aziende, che non potranno programmare nessun piano industriale degno di questo nome senza sapere che fine faranno nell'arco dei prossimi tre anni, quando, in teoria, dovrebbero scadere tutti gli affidamenti in house vigenti. Un'ultima conseguenza: va a farsi benedire qualunque progetto di integrazione fra trasporto locale e regionale, atteso che neanche si può sapere chi saranno gli interlocutori. Se si voleva paralizzare un intero settore, l'obiettivo è stato raggiunto.