La parola che mi viene in mente è una sola: evviva evviva evviva
L'AQUILA. Il clima era quello di una festa nazional-popolare. La banda che intona marce militari e l'Inno d'Italia, il tricolore ai balconi delle case, un grande prato verde coi bambini che giocano. E poi alzabandiera con le bandiere d'Italia, d'Europa e quella neroverde (i colori dell'Aquila). Sullo sfondo maxischermo e un mega poster a ricordare il motivo della cerimonia. Protagonista assoluto Silvio Berlusconi che ha consegnato le chiavi degli alloggi del «Case» di Bazzano alle famiglie Ciocca, Bontempo e De Sanctis.
È stata una cerimonia più «ufficiale» rispetto a quella di 15 giorni fa a Onna quando il presidente del consiglio ha consegnato le prime casette agli sfollati del paese simbolo del sisma. Intorno a Bazzano, sin dalle prime ore del pomeriggio, è stata creata una enorme «zona rossa» accessibile con le auto solo agli autorizzati. Molte persone che volevano assistere alla consegna della case si sono assiepate ai margini della statale 17. Chi al mattino aveva già avuto le chiavi degli alloggi ha visto lo spettacolo dai balconi. Lungo i marciapiedi del nuovo quartiere a Bazzano (ieri sono stati consegnati 400 alloggi compresi quelli di Cese) un primo abbozzo di normalità complice la giornata assolata e anche leggermente ventilata: una mamma mette il ciuccio in bocca al suo bambino, un anziano passeggia e si guarda intorno un po' stupìto, un ragazzo che con una grossa busta in mano entra in uno degli edifici quasi ignorando quello che gli accade intorno. Berlusconi è giunto puntuale, poco dopo le 15,30. Accolto dalla banda dell'esercito si è accomodato nei pressi del palco e ha atteso gli interventi delle autorità locali. La prima a parlare è stata la presidente della Provincia Stefania Pezzopane che in questi mesi non ha risparmiato critiche al presidente del consiglio. Ma il clima da primo giorno in una casa vera ha «contagiato» anche la presidente che ha esordito con un caloroso «buon compleanno» al premier. E si è presa un applauso quando ha ringraziato Guido Bertolaso per il lavoro svolto all'Aquila. Ha poi detto che non è il caso di «parlare di miracolo, quelli li fa solo chi è lassù, sopra di noi» e che quanto accaduto è dovuto all'impegno e al lavoro di tanti. Ma poco dopo Berlusconi, proprio riferendosi alla frase della Pezzopane ha invece detto: «Io credo che sia stato fatto un vero miracolo». Il presidente della Regione Gianni Chiodi ha avuto parole riconoscenti verso tutti coloro che sin dal sei aprile si sono sacrificati per aiutare i terremotati e ha ricordato che si trattava di «tutta gente in divisa» e poi ha ringraziato più volte il presidente Berlusconi. Il sindaco Massimo Cialente ha esordito con un «lei presidente Berlusconi è ormai un aquilano a tutti gli effetti» e forse in quel momento saranno fischiate le orecchie a tutti coloro che stavano partecipando, in altra parte della città, alla manifestazione convocata dai comitati cittadini. E alla fine Cialente è inciampato anche in un «capo dello Stato» subito corretto «in capo del governo». Il sindaco ha ricordato quando il 7 aprile insieme a «Guido» (Bertolaso) «ho stilato e firmato l'ordinanza con la quale si dichiaravano inagibili tutte le case del Comune. In quel momento 105.000 persone si sono trovate senza un tetto. Da allora è partita una sfida dura, oggi è solo la prima tappa verso la ricostruzione». Sul palco è poi salito Berlusconi.
«Io credo che sia stato fatto un vero miracolo» ha esordito «qui c'è l'Italia vera, quella che vorremmo sempre vedere. La parola che mi viene in mente è una sola «evviva evviva evviva» ce l'abbiamo fatta». Applauso. «Lo Stato questa volta c'è stato: abbiamo dato la dimostrazione a tutti i cittadini italiani che lo Stato non è oppressore ma amico. Lo Stato ha dimostrato di essere accanto a tutti i cittadini nel momento del bisogno ed è quello Stato che ha sul petto la medaglia del miracolo compiuto qui all'Aquila» Applauso. «Considerando la legge italiana e la burocrazia considero quello che abbiamo fatto un vero miracolo che proseguirà fino a quando non avremo messo sotto un tetto sicuro e antisismico ogni cittadino». Applauso e un «sei grande presidente» arrivato da uno degli astanti. Berlusconi seguito passo passo dalle telecamere è poi andato a consegnare le chiavi a tre famiglie. Una signora lo ha fermato per ringraziarlo: «Presidente lasci stare gli avversari, non si arrabbi con loro, non ne vale la pena». Berlusconi risponde: «Signora, sono loro ad essere arrabbiati con me». La festa è finita. La prossima fra una settimana.