Fini accelera i tempi per non far decadere il provvedimento Di Pietro: Napolitano non firmare
ROMA. Con 309 sì e 247 no, il governo incassa la fiducia tra le proteste dell'opposizione e i dubbi di Gianfranco Fini, che ammette l'esistenza di «oggettive anomalie procedurali» sull'iter dello «scudo fiscale» inserito nel decreto legge anti-crisi.
Il presidente della Camera si dice pronto, per la prima volta nella storia di Montecitorio, a usare la cosiddetta «ghigliottina» (passare direttamente al voto finale) se l'opposizione farà ostruzionismo e la discussione del contestato provvedimento (esteso anche ai capitali frutto di reati finanziari) non terminerà entro le 15 di oggi. Perché tanta fretta? Perché il decreto scade il 3 ottobre e il presidente della Repubblica non avrebbe il tempo sufficiente per esaminare il testo. A difendere lo «scudo», che secondo il governo dovrebbe far rientrare capitali dall'estero per 300 miliardi di euro, è Silvio Berlusconi: «Bisogna essere realisti. Ci sono soldi sfuggiti al controllo dello Stato, portandoli in Italia abbiamo il vantaggio di avere qualche capitale e con il 5 per cento si calcola che ci saranno alcuni miliardi da spendere per rilanciare l'economia».
Lo «scudo», insomma, per il governo non è giusto ma necessario. Una motivazione che non convince i partiti dell'opposizione, che ieri hanno litigato per la scarsa presenza in aula (due giorni fa, al momento del voto sulle pregiudiziali di costituzionalità, erano assenti 59 deputati del Pd) e per i quali il messaggio che arriva a chi ha sempre pagato le tasse è «devastante».
La rabbia esplode nell'aula di Montecitorio durante le dichiarazioni di voto. Antonio Di Pietro (Idv) ricorda che la sanatoria fiscale serve agli evasori e a Berlusconi «che di paradisi fiscali ha una grande esperienza» e chiede a Napolitano di non firmare il decreto. «Ci appelliamo al capo dello Stato con rispetto, affinché non faccia una ramanzina che non serve, ma eserciti i suoi poteri e rinvii questa legge. Signor presidente della Repubblica» grida il leader dell'Idv «non firmi questa legge, non si faccia anche lei connivente di questo modo criminale di gestire la cosa pubblica».
A contestare i metodi del governo per far cassa è anche il capogruppo del Pd, Antonello Soro, per il quale l'ennesimo condono sta «trasformando l'Italia in un vero e proprio paradiso fiscale che garantisce l'impunità più della Svizzera». La tensione è altissima e al coro degli indignati si unisce Pier Ferdinando Casini. Il leader dell'Udc, per una volta, mette da parte i toni moderati e fa a pezzi uno Stato che è «forte con i deboli e debole con i forti». Uno Stato che «non dà il buon esempio» e «non ha l'autorità» per imporre niente a nessuno. «Si tratta di una maxisanatoria che deve far vergognare chi la propone e vergognare i cittadini onesti cui dobbiamo la nostra solidarietà perché se la meritano mentre non si meritano questo Stato» insiste Casini, per il quale siamo di fronte ad una «odiosa sanatoria» di reati «perpetrati sulle spalle dei cittadini onesti». Quali? La lista è lunga: falso in bilancio, falsa fatturazione, distruzione di documenti contabili.
Nella maggioranza e nel governo, si tenta invece di vedere il bicchiere mezzo pieno. Fabrizio Cicchitto (Pdl) assicura che il governo ha iniziato «una battaglia nei confronti dei paradisi fiscali» e contro il segreto bancario «che non è più uno schermo opaco».